lunedì 21 marzo 2022

La lezione di prova ... non "prova" niente!

 Perchè non amo le lezioni "di prova":

In una lezione è impossibile capire cosa significhi suonare uno strumento, molti bambini vengono a lezione senza avere idea di cosa sia un violino e di cosa voglia dire suonare.
Ed anche i genitori non ne hanno idea.
Imparare a suonare è un'attività a lungo termine, che richiede almeno 6 mesi/1 anno per "farsi un'idea" di cosa sia veramente.
A tutti noi piace ciò che siamo in grado di fare, e più siamo capaci e bravi più siamo motivati a farlo ed a continuare.
Ma in una lezione è impossibile imparare qualcosa, al massimo si può conoscere l'insegnante e l'ambiente, prendere in mano una volta lo strumento, ma sicuramente non suonare davvero.
Inoltre, come regola generale sarebbe meglio che i primi due/tre incontri con un nuovo allievo fossero dedicati alla conoscenza ed alla costruzione di una relazione con il bambino, facendo meno richieste possibili e proponendo attività motivanti e non impegnative, quindi capite che le prime lezioni "dicono" davvero poco del corso.
I nuovi genitori spesso mi dicono "Vorremmo venire una volta per vedere se gli piace". Ma le prime lezioni piaceranno per forza al bambino: giocheremo, ci conosceremo, non farò richieste. Le difficoltà, l'impegno e la fatica verranno dopo, con il tempo, e gradualmente lo studio dello strumento sarà sempre più impegnativo.
Ed a quel punto molti genitori diranno "Adesso non gli piace più".
Ma lo studio dello strumento è QUESTO. E'
divertimento
, sì, allegria, gioco, ma ANCHE impegno, fatica, costanza, a volte lacrime (il meno possibile, e mai a lezione, ma a casa è normale che qualche volta il bambino si scoraggi e pianga... è la vita ad essere ad alti e bassi!) ...
Ma se il lavoro sulla motivazione sarà stato fatto nel modo corretto, al bambino il violino piacerà lo stesso, anche con alti e bassi, ed una crisi davanti alle prime difficoltà non sarà un segnale del fatto che suonare non gli piace più, ma una fase normale di un percorso lungo.
Un percorso LUNGO.
A LUNGO termine.
Della durata di almeno un anno o di 3-4-5 , a volte 10 anni ... perchè solo così questa esperienza avrà avuto un senso, un significato.
Ecco perchè la lezione di prova non serve e non "prova" nulla.
Nel mondo di oggi il tempo ha sempre meno importanza, ma per fortuna lo studio della musica può dare ai vostri figli la possibilità di imparare il valore del tempo.
Tuttavia, la volontà di recuperare questo valore deve partire da noi adulti.




domenica 27 febbraio 2022

Come cambiare prospettiva nella didattica: iniziamo a guardare ciò che funziona!

 "Ho capito di dovermi concentrare su tutto quello che avevo e che funzionava. Non penso mai di non riuscire a fare una cosa perchè le mie gambe non funzionano o le mie braccia non ci arrivano, invece devo trovare un sistema nuovo per farlo"

Francesca Porcellato - campionessa paralimpica

https://www.youtube.com/watch?v=rITh_KMqAG4


La frase che riporto riassume la mia visione dell'insegnamento ai bambini con disabilità.

Gran parte del mondo della musica, purtroppo, è ancora estremamente chiuso e rigido, perciò pensa che, se una persona ha delle difficoltà di qualsiasi tipo, allora non possa imparare. Molti musicisti ed insegnanti pensano ancora oggi che la pratica strumentale sia riservata a chi ha facilità e "talento", mentre chi "fa fatica" dovrebbe lasciar perdere e non provarci neanche.

Personalmente, invece, insegno da molti anni a tutti, con l'unico requisito dell'età, inferiore ai 9-10 anni, non perchè pensi che dopo non si possa imparare, ma perchè il metodo di lavoro che utilizzo si adatta meglio ai bambini, e perchè penso che specializzarsi in un determinato settore porti ad essere più efficaci in ciò che si fa (almeno, per me funziona così).

Ma, a parte questo, tra i miei allievi ci sono bambini senza nessuna difficoltà, bambini con un livello cognitivo superiore alla norma, ed anche bambini con difficoltà cognitive, motorie, emotive, comunicative, linguistiche, comportamentali, sensoriali, talvolta persino tutte insieme ed anche gravi.

Le loro diagnosi sono di autismo, disabilità intellettiva, paralisi cerebrali, sindromi genetiche, condizioni neurmuscolari, sordità, sordo-cecità, ritardo del linguaggio, disturbi dell'attenzione, disturbi psicologici, oppure nessuna diagnosi anche in presenza di difficoltà evidenti, perchè purtroppo capita anche questo.




Ho iniziato ad insegnare violino per caso, dopo alcuni anni di esperienza in campo educativo, primi tentativi didattici nella propedeutica musicale e molti anni di studi e ricerca in quella che sarebbe diventata la mia strada nella vita.

Nonostante all'inizio non avessi un metodo di lavoro chiaro e strutturato come adesso, nel mio approccio c'è sempre stata una costante, riassumibile appunto dalla frase che ho citato in apertura, che consiste nel vedere ciò che i bambini hanno e sanno fare e non i loro limiti e le loro difficoltà.

Le potenzialità, insomma.

Penso che ovviamente le difficoltà non vadano negate nè ignorate, così come le informazioni contenute i in una diagnosi, che possono aiutarci a capire quali potrebbero essere, in generale, le caratteristiche e le lacune di un certo bambino.

Dire, ad esempio, "l'autismo è uno stile di vita e le persone autistiche non hanno nessun problema"non è corretto e non aiuta nè i bambini autistici stessi nè chi lavora con loro, perchè è un approccio che nega quelle che di fatto non solo solamente caratteristiche ma anche difficoltà.

Però, pensare che essere siano solo un limite a causa del quale un bambino non potrà mai accedere a certi apprendimenti o svolgere alcune attività è altrettanto sbagliato.

Potenzialità e difficoltà vanno tenute in conto entrambe, ma le seconde non devono precludere certe esperienze e certe acquisizioni.


Se un allievo non può camminare e fatica a muovere le mani, non servirà a nulla pensare che i suoi arti funzionino perfettamente, perchè ovviamente non è vero, ma si potrà invece trovare delle soluzoni che gli permettano, pur con qualche modifica, un po' di creatività e tempi differenti, di imparare come gli altri:




Se per un altro è difficile concentrarsi, si può effettuare un percorso che, mediante tecniche specifiche, lo porti passo dopo passo a focalizzarsi sempre di più sul compito ... fino ad arrivare, come Stefano, a suonare la Danza delle Streghe di Paganini e le scale a due e tre ottave a 7 anni, studiando anche un'ora al giorno, in presenza di una diagnosi di autismo : 




Se una bambina, a causa delle sua conformazione fisica, ha le braccia e le dita più corte della media, non serve a nulla pensare che non potrà mai suonare perchè per il violino "servono le dita lunghe" ( cosa peraltro non vera), ma basta trovare la dimensione giusta dello strumento e lavorare molto sulla manualità fine e sulla rotazione del gomito sinistro, in modo che, come Maria, possa arrivare addirittura ad eseguire gli armonici in 4^ posizione e ad usare con facilità il quarto dito:




Se un'alunna ha difficoltà di comunicazione, basta adeguarsi alla sua modalità comunicativa e permetterle di utilizzare le strategie visive che possono supportarla:


Zoe, 10 anni


Anche i bambini piccoli senza alcuna difficoltà possono , d'altra parte, necessitare di adattamenti e di una consapevolezza da parte dell'insegnante delle loro competenze piuttosto che dei limiti dati dalla loro età.

Va da sè che non sia possibile chiedere ad un bambino di 2-3 anni di suonare per 15-20 minuti consecutivi, ma a volte neanche per 5 minuti, perchè a quell'età i tempi di lavoro che un piccolino riesce a sostenere sono molto, molto più ridotti. 

Allora si struttura la lezione in modo da venire incontro alle esigenze del minuscolo allievo, senza pensare a quello che si farebbe in una situazione "standard", che nel mondo reale non esiste, ma adattandosi a ciò che lui può fare.

Così facendo, è possibile insegnare lo strumento a bambini piccolissimi... poco più che neonati in effetti!!

Ginevra, 2 anni:



Andrea, 1 anno e mezzo!!




Insomma, una soluzione si può sempre trovare.

Basta pensare a quello che è possibile fare a ciò che funziona e non solo ai problemi, ai limiti ed alle difficoltà.

Vi garantisco che con un po' di allenamento ci si riesce e dopo qualche tempo si inizia a cambiare prospettiva e tutto diventa più semplice.

Molti pensano che la vita debba essere per forza complessa, difficile o faticosa ... credetemi, non è così.

Avendo fiducia in sè stessi e negli altri, infatti, si possono ottenere risultati che a prima vista sembrano impossibili.



mercoledì 26 gennaio 2022

Emozione o comportamento? L'eterna (inutile) diatriba

 Girano alcuni post che spiegano come gestire le emozioni dei bambini e contrappongono l'attenzione all'emozione , considerata corretta, a quella al comportamento, che sarebbe sbagliata, forse perchè considerata sinonimo di freddezza e distacco.

Ecco i soliti pregiudizi sulle tecniche comportamentali.
Ecco il solito pensiero "Se, di fronte ad alcuni comportamenti, abbracci il bambino, sei empatico e comprensivo; se invece lavori sul comportamento, allora sei distaccato e fai soffrire il bambino,o, peggio, lo "robotizzi".
Almeno fosse così semplice!
Ogni tecnica va saputa utilizzare e va applicata in modo flessibile, SENSIBILE, EMPATICO ed individualizzato.
La conoscenza e l'utilizzo di alcune strategie NON esclude ma, anzi, RICHIEDE l'empatia e la vicinanza emotiva al bambino, e necessita anche di una maggior attenzione al comportamento del piccolo studente, al nostro stesso comportamento ed un maggior controllo di tutte le variabili.
Ma questo NON vuole dire essere freddi e distaccati, anzi!
Non significa che se io non abbraccio un bambino quando è arrabbiato allora non sto entrando in contatto emotivo con lui, significa al contrario che da professionista conosco strategie più efficaci e funzionali, prima di tutto per LUI, per insegnargli a gestire le proprie emozioni ed a mettere in campo comportamenti più funzionali (ripeto, per LUI, non per noi adulti) ed adeguati.
Quindi quando si lavora con i bambini l'empatia è sempre FONDAMENTALE, così come l'attenzione e la comprensione delle emozioni del bambino, cosa che però non esclude un lavoro sul comportamento, ma richiede di lavorare su entrambi gli aspetti e contemporeaneamente anche sulle nostre emozioni e sulla relazione con il bambino.
Se ci pensate, è molto più difficile e richiede un livello di competenza decisamente più alto.
Vi faccio l'esempio della tanto vituperata token economy, un sistema di rinforzo da molti considerato "robotizzante" perchè "addestrerebbe" e "comprerebbe" il bambino promettendogli "premi" in cambio di una prestazione didattica.
A parte che tutto ciò non è vero, guardate questo video in cui lavoro con Anna, 4 anni : sto applicando una tecnica comportamentale, lavoro sul comportamento della bambina e non sulle sue emozioni, ma ditemi se vi sembro fredda, distaccata e poco emotiva, o se lei sembra triste, forzata ed obbligata a lavorare... ditemelo davvero, aspetto i vostri commenti!!



venerdì 17 dicembre 2021

Saggio o concerto?

 Da un mio articolo del 2018:


La differenza tra "recita" o "saggio" e concerto

Nelle locandine degli eventi del mio studio, qualcuno potrebbe rimanere stupito dal fatto di leggere sempre "concerto" e mai "saggio" o, peggio, "recita".

Dietro a questa scelta lessicale c'è un motivo preciso che ora vi spiego.

A mio parere, come ho detto più volte e continuerò a sottolineare, i bambini hanno (avrebbero...) il diritto a ricevere la miglior formazione possibile, di alto livello, fatta da persone competenti e specializzate nel settore della prima infanzia. Infatti, tale formazione andrebbe iniziata il prima possibile, fin dal nido d'infanzia se possibile. Attenzione, però, questo non significa riempire i bambini di corsi ed attività senza lasciare loro neppure un minuto libero. Ma significa che le persone che si occupano di loro, che insegnano, che li educano, dovrebbero essere adeguatamento formate, specializzate e motivate, proprio perchè l'educazione e l'insegnamento nella prima infanzia sono quanto di più complesso ci possa essere. E' importante gettare, in qualsiasi ambito (educazione, insegnamento, attività extra, sport, musica ecc...), basi solide e di alto livello fin da subito. Perchè i bambini lo meritano. Certo, a loro tutto questo non deve pervenire. Per loro deve essere tutto un gioco, piacevole, rilassante, motivante e coinvolgente. Niente deve mai essere stressante, prestazionale o carico di aspettative. I bambini devono giocare ed essere sereni ed a loro agio. 






Ma troppo spesso si pensa che con i bambini piccoli possa lavorare chiunque. Intanto "basta l'amore". Se poi si parla di bambini piccoli con disabilità, gli stereotipi la fanno da padrone. "Ma sì, tanto cosa vuoi che impari un bambini disabile .... cosa vuoi che capisca un bambino piccolo .... ci vogliono persone che gli diano amore". E, grazie a questa mentalità, assistiamo ad una situazione educativa e scolastica, a voler usare un eufemismo, imbarazzante. Educatori incapaci, insegnanti impreparati e rinunciatari, persone che, oltre a non insegnare nulla, fanno anche seri danni, di cui purtroppo si capisce la gravità solo con il passare del tempo.






Sì, perchè la formazione che si riceve nella prima infanzia può condizionare anche la vita futura. Soprattutto se il bambino ha un ritardo o delle difficoltà, il non ricevere interventi efficaci entro una certa età può compromettere tutta la sua vita. Ma se non ci sono difficoltà, un insegnamento di alto livello può comunque fare la differenza, e rendere il bambino una persona migliore, più felice e più competente e sicura di sè, rispetto ad uno "casuale" e generico.

A mio parere, i bambini meritano di poter imparare non solo bene, ma al livello più alto possibile, e di fare le cose seriamente e mettendo sè stessi completamente in ciò che fanno.

Ma, se ci pensate bene, loro già lo fanno. Per un bambino, qualsiasi attivit, gioco o evento di vita, ha un'importanza fondamentale e richiede concentrazione e dedizione assoluta. Guardate un bambino quando gioca, Lo fa con dedizione, impegno e passione, come se stesse davvero eseguendo un'azione di grandissima importanza o destinata a cambiare il mondo.

Solo da adulti subentrano la demotivazione, la noia e le azioni compiute in modo approssimativo.

Perchè i bambini piccoli, privi di senso del tempo, vivono tutto come se fosse "qui ed ora", e sono sempre "nel momento", completamente dediti a ciò che fanno.

Dunque, perchè non incoraggiare questa loro inclinazione, ponendoci NOI al loro altissimo livello, e capendo che i piccoli non agiscono " tanto per",  ma desiderano e meritano il meglio?





E' difficile, lo so, ci vuole preparazione, competenza, passione, volontà, tempo , e soprattutto tanto, tanto studio. Quando alcuni genitori mi chiedono: "Ma come fai? Come fai ad essere sempre tranquilla, paziente, positiva?", io rispondo "Sono una professionista del campo. Ho studiato". Perchè l'amore non basta, molto spesso neppure la passione basta, bisogna prepararsi, studiare, aggiornarsi. Lavorare con i bambini piccoli per professione, non per ripiego o solo "per amore".

Solo così riusciremo ad essere al livello dei bambini . Ed a capire che per loro non esistono "saggi" o "recite", eventi ideati e svolti "tanto per", per gioco, da dilettanti, per "finzione", o, peggio, per compiacere gli adulti, per dimostrare loro qualcosa o per soddisfare le loro aspettative. Questo è terribile, eppure sapete quante volte avviene? invece i bambini non devono niente a nessuno,  se non a loro stessi. Devono avere il diritto di svolgere attività vere, serie e organizzate con obiettivi specifici e mirati, obiettivi di cui il primo deve essere la loro felicità e soddisfazione.





Una "recita" è uno sfoggio di ciò che gli insegnanti hanno (o non hanno) fatto durante l'anno. E' per gli adulti e per soddisfare la loro vanità a spese dei bambini.

Un concerto è un evento durante quale un musicista, anche se di 3 anni!!, offre ad altre persone la propria arte, la propria gioia di suonare e di farlo con gli altri, il proprio amore per la musica e le proprie emozioni.

Riuscite a vedere la differenza??





E la cosa paradossale, è che, in base alla mia esperienza, per i bambini tutto ciò è chiarissimo. Per loro suonare ad un concerto e' una cosa seria. Hanno studiato giorni, mesi, se non anni per farlo. Hanno sviluppato competenze molto complesse, che ad un adulto che prova uno strumento potrebbero sembrare insormontabili. Si sono impegnati, hanno lavorato sodo. Si sono divertiti, sono stati insieme, hanno riso un sacco. Ma a volte hanno anche pianto. E tutto questo va loro riconosciuto.

Perciò non chiamerò mai i miei eventi "saggi", non sminuirò mai i miei bambini, e continuerò ad essere infastidita quando vedo adulti che, magari tra il pubblico, non prendono seriamente ciò che i bambini stanno facendo. A volte capita di sentire risatine se un bambino non ricorda una parte del brano o sbaglia a fare l'inchino. Ma sappiate che per il bambino questa è una cosa molto seria. Essere inteneriti da un bambino è meraviglioso, ma ridere di ciò che fa è bruttissimo.

Quindi, auguro ai miei allievi che stanno per suonare al loro primo appuntamento annuale.... BUON CONCERTO!




Divertitevi a fate capire agli adulti che spesso sono loro a dover imparare da voi.

E sappiate che, per quanto mi riguarda, io vi ammiro, vi stimo e voglio continuare ad imparare da voi.


martedì 30 novembre 2021

Ricerca della performance o allievi felici? : è possibile avere entrambi!

Nel mio lavoro ho la caratteristica di tenere gli obiettivi molto alti: non accetto mai meno del massimo che ognuno può dare e voglio che tutti raggiungano un'impostazione impeccabile e basi il più possibile corrette.





Per fare questo, però, non sono mai coercitiva e non forzo mai i bambini. Al contrario, preferisco procedere a piccoli passi, talvolta proprio piccolissimi e molto lenti, cercando di mantere la loro motivazione alta e di creare un'atmosfera di apprendimento e di lavoro sempre tranquilla e serena, senza stress nè obblighi di nessun tipo.

E senza "calendario" : pur avendo una programmazione precisa, con tempi medi ideali ed una struttura chiara di lavoro, metto in chiaro che tali tempi sono solo un'ipotesi ed assolutamente non un'agenda da seguire in modo rigido.

Non solo ognuno ha i propri tempi, soprattutto nel caso di allievi con difficoltà, ma, anche quando si tratta di bambini particolarmente brillanti e veloci, la mia priorità rimane il loro benessere e la loro serenità.

Quindi, se devo scegliere tra proseguire con gli esercizi tecnici ed il repertorio ed avere un allievo sereno, decido di fare un passo indietro ed opto per la seconda situazione, che a volte è anche funzionale al raggiungimento di esecuzioni ancora più precise del programma già studiato.

Per quanto io cerchi di creare motivazione, infatti, con una certa regolarità capita che, in corrispondenza dei passaggi di livello tecnico, i bambini abbiano momenti di crisi nei quali il timore di non riuscire prevale sull'entusiasmo nei confronti della novità, quindi preferisco rallentare ancora, ricordare al bambino ed alla famiglia che non stiamo facendo nessuna "gara" di apprendimento e che non ho fretta di procedere, e continuare con i nostri passettini, portati avanti, però, sempre con la massima precisione, attenzione ed accuratezza.




Conosco anche altre strategie per introdurre esercizi complessi nel programma, ma sono troppo difficili da spiegare in poche parole.

Sta di fatto che appena il bambino ha superato il momento di difficoltà, durante il quale comunque la nuova tecnica non è stata accantonata ma semplicemente presentata in un modo diverso, allora possiamo continuare spingendo di nuovo sull'acceleratore, ma la velocità della didattica rimane sempre calibrata sul singolo bambino e non è mai, e dico MAI, in funzione di una mia programmazione standard, di tempi prestabiliti o, ancor peggio, di aspettative mie o della famiglia.

Anche se i miei allievi iniziano a 2 anni, talvolta anche prima, non mi pongo mai l'obiettivo di creare piccoli geni, ma sempre quello di far crescere bambini felici.

Ginevra, 20 mesi




mercoledì 24 novembre 2021

"Violino adattato"? No, è violino e basta!

 

"Attività adattata": spesso si usa questa dicitura quando si parla di attività per persone con disabilità ... ma a cosa serve? Io insegno violino a tutti, compresi bambini piccolissimi con disabilità e difficoltà di ogni tipo... e ovviamente adatto il mio lavoro, però non all'allievo con disabilità, ma a TUTTI! 

Adatto la mia proposta, la metodologia di lavoro e la programmazione al bambino che mi trovo davanti, dunque ovviamente il mio corso di violino è "adattato", perchè se non lo fosse non riuscirei ad insegnare! Il termine adattato si riferisce talvolta ad ausili, modifiche, facilitazioni, ma, ancora una volta, non è detto che solo i bambini con difficoltà ne abbiano bisogno. Nel mio caso, ad esempio,quasi tutti gli allievi molto piccoli necessitano di qualche forma di supporto per la presa dell'arco, perchè la loro manualità non è ancora così sviluppata. Quindi dovrei chiamarlo "violino adattato"? No,è volino e basta, per tutti!





 Oppure, secondo un'altra definizione, adattato significa modificato per chi "non è in grado di usufruire della proposta come gli altri". Dato che io insegno le basi, tutti i miei allievi riescono invece a seguire il mio corso, qualcuno in modo un po' diverso, qualcuno con tempi più lunghi, qualcuno con un livello di supporto maggiore... ma, nei limiti del possibile, gli obiettivi a lungo termine sono gli stessi per tutti. Tutti i miei allievi "sono in grado", anche se la maggior parte di loro non arriverà mai a suonare a livello professionale, ma non è questo l'obiettivo di insegnare musica ai bambini, indipendentemente dal fatto che abbiano difficoltà o no. E le modifiche servono a TUTTI, perchè ogni bambino è diverso ed ognuno necessita di un approccio su misura, ma questo non vuol dire che qualcuno "non possa" imparare. 





Infine, la definizione di adattato può riferirsi ad attività che prevedano l'inclusione di persone con difficoltà ed altre senza. Ma c'è bisogno di sottolinearlo? Con i bambini, questo viene assolutamente naturale. I miei allievi non si fanno problemi di alcun genere, suonano tutti insieme, si accettano a vicenda, fanno amicizia. Ma sempre musica è, sempre orchestra è, sempre violino è. Non c'è nulla di adattato solo perchè qualcuno di loro ha più difficoltà di altri. E viceversa, ogni singola lezione è adattata, sempre, al singolo bambino. Perchè, credetemi, la Musica è Gioia per tutti.



E non sono d'accordo neppure con denominazioni del tipo "violino inclusivo", "violino speciale" o "diversamente violino" ... è violino E BASTA! NON è "speciale", NON è diverso per i bambini con difficoltà, è diverso PER TUTTI, perchè ognuno ha il proprio percorso personalizzato, ma sempre studio del violino è! Perchè bisogna pensare che se un bambino ha una disabilità allora debba seguire un percorso diverso? Per quanto mi riguarda, non è così.

domenica 26 settembre 2021

La Musica è gioia e le nostre lezioni tra impegno e divertimento!

 Sul mio canale Youtube trovate la playlist denominata "Lezioni" nella quale pubblico brevissimi estratti del mio lavoro con i bambini.

Mentre vi iscrivete al canale, vi spiego cosa vedrete in questi primi video.

1) Lezione con Achille, 2 anni:




A poco più di 2 anni, con un violino da 1/64 !!, il piccolissimo Achille padroneggià già alcuni aspetti della tecnica dell'arco, suonando ritmi piuttosto complessi per il suo livello e addirittura eseguendo le riprese d'arco, nelle quali bisogna sollevare l'arco dalla corda, disegnare un cerchio nell'aria e tornare al punto di partenza, controllando la punta dell'arco e la presa dello stesso. Non è una competenza tecnica semplice come potrebbe sembrare, pensate che di solito a 2-3 anni un bambino non è neppure in grado di tenere l'arco correttamente, invece Achille, che possiede una manualità parecchio sviluppata per la sua età, non solo ha un'ottima presa, ma produce anche un bel suono e controlla l'arco nelle riprese.

Chi ben comincia...😊


2) Lezione con Artemisia, 5 anni



Artemisia, che ha appena compiuto 5 anni, sta imparando a suonare sulla corda di Re, e in questo video si esercita sul cambio di corda e sull'impostazione della mano sinistra, che deve rimanere pronta per suonare e con le dita curve compatte anche quando si cambia corda o si utilizza un dito per volta. Ospite speciale della lezione, la sorellina Amaranta, 4 mesi e già spettatrice assidua delle nostre lezioni!



3) Lezione con Margherita, 5 anni




Margherita ha iniziato le lezioni in presenza da meno di un mese, dopo svariati mesi di incontri solo online. Nonostante la didattica a distanza sia inevitabilmente più complessa, la bambina ha acquisito una buonissima impostazione, una corretta presa dell'arco e soprattutto dimostra motivazione ed entusiasmo, come potete vedere in questo video stupendo nel quale suona per le strade di un paese di montagna!


Nel video della lezione, invece, stavamo perseguendo l'obiettivo di eseguire 10 volte il ritmo della prima variazione di Bella Stella, con un bel suono ma con aiuto, per poi gradualmente arrivare a farle suonare l'esercizio in autonomia (l'obiettivo finale saranno 24 ripetizioni consecutive indipendenti).



4) Lezione con Sofia, 6 anni


Dopo soli 2 anni di lezioni, Sofia sta già studiando il 2^ Volume Suzuki, e in questo video sta iniziando ad apprendere il fraseggio, quindi la direzione melodica della frase musicale e come concluderla. Il brano è la Musette in Re Maggiore di Bach, e ,come potete vedere, all'inizio io cerco di "esagerare" la chiusura della frase per "amplificare" il concetto che voglio far passare, strategia che utilizzo spesso con i bambini piccoli, per poi ridimensionare il tutto in un secondo momento.

Tuttavia, Sofia è una bambina molto musicale e comprende alcuni concetti anche in modo naturale ed istintivo, proprio grazie ad una particolare sensibilità unita ad orecchio e senso del ritmo.




5) Lezione con Maria, 9 anni


In questo video, Maria lavora sulla ricerca di un'impostazione naturale e sul rilassamento delle spalle, delle braccia  e delle mani. Per farlo, esegue un brano che conosce molto bene, e che tuttavia non è semplice da eseguire se ci si sta concentrando su tanti altri aspetti contemporaneamente!

Ma lei ha compreso molto bene lo scopo dell'esercizio, infatti riesce a rimanere decisamente più rilassata del solito e, avendo continuato lo stesso lavoro anche a casa, nelle settimane seguenti ha iniziato a fare importanti progressi in questa direzione:


6) Lezioni di musica da camera 25 Settembre 2021


In queste lezioni, svolte con allievi tra i 2 e gli 8 anni, gli obiettivi principali erano il raggiungimento di un buon insieme nell'esecuzione e di un'intonazione il più possibile precisa.

Prima di eseguire i brani per intero abbiamo ripassato insieme alcune scale, svolto giochi sia sull'insieme che, soprattutto, sull'intonazione, e studiato i pezzi suddivisi in parti più brevi.

In questi incontri può sembrare che i bambini studino sempre lo stesso repertorio, ma in realtà i pezzi sono solo un mezzo per raggiungere obiettivi tecnici e musicali, quindi non è tanto importante cosa  suonano, ma ciò che conta è come lo fanno.

I più piccoli apprendono principalmente il senso del ritmo e le modalità per suonare insieme e con l'accompagnamento del pianoforte, gli allievi più avanzati, invece, lavorano anche sulle dinamiche, i colori, il saper suonare a più voci e l'espressività dell'esecuzione.


L'importanza di suonare in gruppo è testimoniata anche dalle occasioni più informali in cui si trovano i bambini, nelle quali, anche senza di me, si divertono a suonare insieme, sperimentare ed improvvisare, con la musica come tramite, mezzo di comunicazione e collante che fa nascere amicizie molto importanti e durature.

Ad un certo punto del percorso, il violino diventa la loro voce ed un amico che li accompagna ovunque, e questo forse è l'obiettivo più importante del lavoro che facciamo insieme.


Maria, Francesca, Noemi, Inès


mercoledì 8 settembre 2021

Dati ed oggettività : La misurazione toglie "anima" al lavoro didattico?

 Quando dico che, a mio parere, nella didattica, anche musicale, è utile avere dati oggettivi, quindi non "voti" soggettivi ma dati numerici che misurino il livello di apprendimento, trovo una certa resistenza. Molti pensano, infatti, che la musica non andrebbe misurata, perchè ciò toglierebbe "anima" ed artisticità all'esecuzione, e che nella didattica la misurazione toglierebbe potenza alla spontaneità della relazione umana, riducendo i bambini e noi stessi a numeri, freddi ed impersonali. Non è così. Intanto, ciò che misuro, non è la personalità o il "talento" del bambino, ma il suo COMPORTAMENTO, il suo livello di apprendimento in base a criteri didattici specifici e mirati. Avere dati oggettivi serve a me ed ai genitori per capire se il lavoro che stiamo facendo stia procedendo nella direzione sperata (qualora non fosse così, cambierei immediatamente modalità di lavoro e programmazione), infatti i dati NON sono voti e non sono diretti ai bambini. Poi, l'oggettività non è qualcosa che toglie, ma qualcosa che aggiunge valore al mio lavoro. La relazione, le emozioni, la passione, la spontaneità ci sono sempre e comunque, e rimangono la base ed il fulcro del mio lavoro con il bambino. Ma esse vengono migliorate e non sminuite da numeri, grafici e tabelle, che sono quindi qualcosa in più, che fornisce maggiori informazioni,ma non toglie nulla.





domenica 22 agosto 2021

Settembre 2021 : arrivano i Servizi Psicologici de La Musica è Gioia!

La Dott.ssa Francesca Raimondi (Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione, iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Lombardia nr. 16085) offre anche i seguenti servizi rivolti a bambini, adolescenti, genitori, atleti e performer, squadre ed allenatori:






COLLOQUI DI SOSTEGNO PSICOLOGICO

per bambini dai 6 agli 11 anni

per adolescenti (12-17 anni)

per genitori di bambini con disabilità

PSICOLOGIA DELLO SPORT

consulenze e supporto per atleti, squadre ed allenatori

Mental Coaching ed esperta in Performance umana

formata e in collaborazione con Psicologi dello Sport Italia

www.psicologidellosport.it

Iscr. all’Albo degli Psicologi della Regione Lombardia nr. 16085

AREE DI COMPETENZA E SPECIALIZZAZIONE

Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione ad

indirizzo cognitivo comportamentale

Analisi Applicata del Comportamento (Tecnico ABA)

Disabilità e disturbi dello Sviluppo

Educazione Speciale

Psicologia dello Sport e Mental Coaching

Mindfulness (Mindfulness Based Cognitive Therapy)

Educazione Razionale Emotiva

Acceptance and Commitment Therapy ( formazione in corso)

CONTATTI :

EMAIL francesca.raimondi83@gmail.com

TEL. 333/9769686



sabato 21 agosto 2021

Il "premio": uno dei tanti stereotipi riguardo alla scienza del comportamento

 "Non voglio che mio figlio riceva premi, altrimenti crescerà convinto di dover fare tutto in cambio di qualcos'altro"



Questa frase racchiude in sè uno dei maggior stereotipi relativi all'approccio comportamentale ed alla scienza del comportamento, secondo il quale i bambini non mai dovrebbero ricevere "premi" perchè essi sarebbero diseducativi e la motivazione verso qualunque attività dovrebbe essere da subito ed esclusivamente intrinseca. 

Ho usato appositamente termini qualli "mai", "qualunque", "subito" ed "esclusivamente" per mettere in evidenza la rigidità di questo tipo di pensiero, che si basa sul rifiuto della "psicologia del bastone e della carota" che, tuttavia, viene dal senso comune e non ha niente a che vedere con l'analisi del comportamento, che invece è scientificamente provata e riconosciuta e, quindi, efficace e per nulla diseducativa, anzi.

Per iniziare: i rinforzatori non sono premi. Rinforzatore è tutto ciò che aumenta la probabilità di emissione di un determinato comportamento, e quindi non deve essere per forza qualcosa di positivo, ma può essere anche ciò che a prima vista potrebbe sembrare una punizione, faccio un esempio : a scuola, un ragazzo fa confusione perchè non vuole seguire la lezione - l'insegnante lo manda fuori dall'aula- il comportamento di fare confusione verrà ripetuto più spesso in futuro perchè ha ottenuto la conseguenza sperata- ovvero l'allontanamento dall'aula di lezione (rinforzo negativo).

Ma anche il rinforzo positivo può avvenire tramite conseguenze che a prima vista potrebbero non sembrare piacevoli : alcuni bambini, ad esempio, hanno come rinforzatori attività o stimoli sensoriali, quali suoni o rumori, che la maggior parte delle persone potrebbero considerare sgradevoli, eppure per loro agiscono come rinforzatori.

Ho conosciuto bambini che erano estremamente attrati dai rumori dei motori, dell'aspirapolvere, dei palloncini che scoppiavano,della lavagna che veniva grattata... non i classici "premi", direi!



Abbiamo stabilito, perciò che rinforzatore e premio sono due cose diverse.

Parlando, invece, della motivazione verso alcune attività, non è realistico aspettarsi che essa sia sempre, da subito e totalmente intrinseca, o che sia possibile far amare ai bambini qualsiasi attività per il piacere che essa comporta. Semplicemente perchè, è oggettivo, alcune attività non sono piacevoli : per rimanere nel contesto della didattica musicale, tecnica pura, scale, studi ed esercizi quotidiani non sono divertenti. Certo, possono diventarlo, ma non dall'inizio e non per bambini piccoli.

Utilizzare rinforzatori (che, NO, non sono premi, ma che possiamo considerare in una prima fase obiettivi) esterni e concreti, quali stickers, palloncini, piccoli giochi, figurine ed altro, in una fase iniziale e per un tempo limitato, non è nè diseducativo nè sbagliato, perchè aiuta il bambino ad associare l'attività nuova e sconociuta a qualcosa di conosciuto che apprezza già, ed inoltre gli insegna ad impegnarsi e persistere per raggiungere un obiettivo.




D'accordo, l'obiettivo iniziale non sarà l'attività stessa, ma qual è il problema? Non vi è mai capitato di andare in palestra inizialmente per dimagrire e per fare una migliore "prova costume" per poi scoprire che allenarvi vi piaceva e vi dava soddisfazione di per sè?

La parte più importante di tutto questo risiede in tre aspetti relativi all'utilizzo di rinforzatori concreti:

1) Dato che l'analisi del comportamento è scientifica, bisogna stabilire prima come essi andranno "sfumati", ovvero gradualmente ridotti e poi tolti, perchè essi NON dovranno essere lo scopo e l'obiettivo del nostro lavoro, che sarà invece la motivazione intrinseca, per l'attività in sè

2) Grazie al lavoro descritto al punto 1, la durata dell'utilizzo di questi rinforzatori sarà breve, più breve possibile, e limitata solo ad attività più impegnative e meno intrinsecamente motivanti fin dall'inizio

3) A differenza dell'approccio popolare del "bastone e la carota", nella scienza del comportamento NON si usano punizioni ... niente bastone quindi! Se non in casi estremi ed in una forma che non prevede mai nessun tipo di punizione come essa viene comunemente intesa dall'educazione popolare.

Ultima considerazione : i rinforzatori non sono solo giochi, cibi, medaglie o oggetti concreti, ma possono essere, come avrete ormai capito, anche altre attività (fare musica da camera, orchestra, giocare con gli altri bambini) oppure parole, complimenti, feedback e conseguenze non tangibili ma astratte.

Ed a chi ancora dice "Non voglio che mio figlio si senta dire bravo, perchè crescerà convinto che il suo valore personale dipenda dall'approvazione degli altri", spiego:

da insegnanti, educatori, ma anche da genitori bisognerebbe sempre dare ai bambini feedback che non coinvolgano la persona e l'immagine di sè, ma che siano invece mirati, dettagliati e specifici riguardo al  comportamento o al compito svolto.

Dire "Ti sei comportato bene" non equivale a dire "Sei un bravo bambino" o "Sei stato cattivo", così come dire "Complimenti! Hai letto molto velocemente" non è la stessa cosa rispetto ad un generico "Bene, il tuo voto è 10"


Una comunicazione di questo tipo, quindi, non mina in alcun modo l'autostima del bambino e non crea nessuna connessione tra la sua performance ed il suo valore come persona, ma anzi gli spiega in modo chiaro e preciso che cos'ha fatto correttamente e dove può ancora migliorare.

Quindi non ha senso dire "Non voglio che mio figlio si senta dire bravo", perchè invece è fondamentale che un allievo abbia un quadro chiaro di quello che sta facendo e sappia esattamente come migliorare ed apprendere ciò che gli viene insegnato.

Infine, vorrei chiarire che tutto ciò NON esclude l'apprendimento spontaneo, la creatività e l'autonomia, ma anzi li incoraggia, li incrementa e li rafforza.

Tutte le altre idee sono solamente l'espressione di stereotipi e pregiudizi di chi non conosce alcuni approccio psicoeducativi e quindi crede che essi abbiano come obiettivo la "sottimissione" dei bambini e la loro svalutazione come persone rispetto agli adulti, cosa che non avviene mai e in nessun caso, dal momento che al contrario, l'obiettivo finale del nostro lavoro è sempre l'indipendenza e la formazione di  persone uniche, autonome, libere e serene, che però avranno più strumenti per vivere una vita ricca e soddisfacente.