venerdì 10 febbraio 2017

Sara : una storia di crescita, coraggio e amore per la musica

Sara ha iniziato a studiare musica con me nel 2011. Aveva 4 anni e mezzo ed a lezione era una bambina molto tranquilla, forse troppo, con e difficoltà di comunicazione - non parlava-, relazione, con pochissimo contatto visivo, poco presente a quello che le accadeva intorno, ma per contro molto collaborante, affettuosa, dolcissima, con una buona capacità di concentrazione ed ottime competenze nell' imitazione.

Sara aveva insomma già i prerequisiti per il corso di propedeutica musicale, che richiede collaborazione, attenzione, senso del ritmo e lavoro su imitazione. E, soprattutto, aveva una mamma straordinaria, Cristina, che fin dall'inizio si è subito messa tantissimo in gioco per partecipare attivamente al percorso musicale della sua bimba, lavorando con lei sia a lezione sia a casa, motivandola, sostenendola e seguendola in tutte le fasi del lavoro didattico.




Era impossibile non innamorarsi di Sara, una bimba tenera, bellissima e dotata di una grande musicalità. Un'allieva modello! Eccola all'inizio del nostro percorso....






Nel corso di quel primo anno scolastico, Sara è passata dall'essere piuttosto passiva, ed avere bisogno della guida anche fisica della mamma per eseguire gli esercizi, all'acquisire una maggiore autonomia, imparando i primi ritmi su imitazione, le coreografie delle prime canzoni, e, gradualmente, la lettura ritmica. Si esercitava ogni giorno con la sua mamma, e grazie allo studio i progressi sono stati costanti ed evidenti :










Nel frattempo, a casa ed a scuola aveva iniziato un intervento educativo comportamentale (ABA) grazie al quale, esercitandosi anche con le canzoni che le proponevo a lezione, ha iniziato a parlare.




Da quel momento, Sara ha iniziato a sviluppare anche altre competenze, ad essere più propositiva, comunicativa ed attiva, grazie al miglioramento nelle capacità di comunicazione ed all'ampliamento delle sue abilità.



Ha incominciato a cantare, e ad amare il canto!, quindi le ho proposto canzoncine, canoni da eseguire con me e con la mamma, esercizi di vocalità, vocalizzi, filastrocche, e , più avanti, un lavoro sulla prosodia, perchè tendeva a parlare a voce bassa ed in modo poco fluido.







A 6 anni, terminato il corso di propedeutica (Lullaby e CML), Sara ha iniziato lo studio del pianoforte, al quale si è subito appassionata tantissimo e che è ben presto diventato per lei un mezzo per esprimere le proprie emozioni ed incrementare la sua autoefficacia.




Infatti la bimba si è sempre sentita molto brava nello studio dello strumento, e questa consapevolezza delle sue capacità ha fatto sì che fosse sempre più appassionata e volenterosa sia a lezione sia a casa.


Al termine dell'a.s. 2012-2013, Sara ha suonato per la prima volta in pubblico .... era ancora così piccola, un po' spaesata ed agitata, tanto che ha avuto bisogno di sedersi in braccio a me per riuscire a suonare...




L'esecuzione era ancora un po' confusa e poco precisa a livello tecnico, ben lontana dal controllo e dalla precisione che la mia allieva avrebbe sviluppato poi negli anni successivi.

Con l'inizio della scuola primaria, e continuando la terapia ABA, Sara ha imparato molto velocemente anche a leggere e scrivere, entusiasmandosi subito anche nei confronti della lettura!



     
Lettura ritmica e solfeggio compresi, che, a differenza di quanto succede alla maggioranza degli allievi di musica con il metodo tradizionale, sono diventati tra i suoi momenti preferiti della lezione.


A partire dai 7 anni,  Sara ha partecipato annualmente a concorsi di pianoforte, vincendo sempre il primo premio e portandosi a casa con molto orgoglio attestati e medaglie. Ricordo che un anno non voleva più togliersi la medaglia, ha voluto portarla a scuola e mostrarla a compagni ed insegnanti raccontando di quanto fosse stata brava!


Al concorso di Ramate (VB) 2014


Con il papà al concorso di Ornavasso (VB) 2015


In questo video, vediamo già una sua notevole crescita, maggiore autonomia e precisione nell'esecuzione, e capacità di lettura delle note :



A 7 anni e mezzo, Sara ha ricevuto il suo primo violino ... non vedeva l'ora di iniziare il secondo strumento, e già da tempo ascoltava i video di una violinista di Ferrara, Lucilla Mariotti, che tutt'ora è il suo idolo musicale




Come si vede nel video, ricordo benissimo l'eccitazione e la grandissima felicità di quel momento, e da allora il violino è diventato un suo compagno inseparabile, che porta ovunque e con il quale è capace di passare ore ad accompagnare i video su Youtube di violinisti ed orchestre famose.

Con il violino, questa bambina eccezionale ha eseguito e suona tutt'ora molta musica da camera, in duo, trio ed orchestra con gli altri miei allievi, partecipando a prove, concorsi e concerti esattamente come tutti i miei allievi neurotipici, infatti vedendola in orchestra non si nota assolutamente la sua "neurodiversità" :



Sara in orchestra al concorso di Parma, 2015



Eccola abbracciata ad un'altra allieva durante la premiazione del concorso di Parma (2015)






Mentre Sara cresceva, così come si sviluppava esponenzialmente il suo rapporto con la musica, però la sua vita è diventata all'improvviso molto più difficile .... L'anno scorso, dopo aver superato innumerevoli periodi impegnativi, averla amata tantissimo ed aiutata a diventare la bambina che è oggi, dopo una malattia la sua mamma se n'è andata .... lasciando un vuoto difficile da esprimere a parole, anche per me, che, grazie alla sua meravigliosa personalità, disponibilità e generosità, sento di far ormai parte della loro famiglia.

Come potete immaginare, Sara ha trascorso e sta passando tuttora un periodo molto difficile, che riesce ad attraversare grazie al supporto di una famiglia stupenda, dei suoi fratelli e del suo papà, ma anche grazie alla musica.

Suonare, infatti, è diventato per lei una valvola di sfogo, un rifugio ed un modo per esprimere sè stessa affrontando con coraggio e determinazione le difficoltà che la vita le ha messo davanti ad appena 9 anni.

Per due estati è venuta con me in vacanza da sola, partecipando ad un campo estivo musicale durante il quale ha fatto nuove amicizie ed ha suonato tantissimo:






Oggi Sara suona fino a 3 ore al giorno, studia ed impara pezzi nuovi in completa autonomia, passa con facilità dal violino al pianoforte e viceversa, e quando, dovunque si trovi - in vacanza, a lezione, a casa di amici- vede un pianoforte, non vede l'ora di suonarlo.

Sta diventando sempre più brava, accurata e musicale, e mostra un tale amore per l'apprendimento da voler studiare sempre di più, fare sempre meglio ed impegnarsi ogni giorno di più.





E' sempre più bella ed ogni giorno che passa assomiglia di più alla sua mamma, che sarebbe molto fiera di sapere che la sua bambina sta sviluppando il suo amore per la musica come lei avrebbe desiderato.




Da parte mia, sono veramente orgogliosa di poter condividere con Sara questo bellissimo percorso, che sono sicura continuerà con gioia e soddisfazione accompagnando la sua crescita giorno dopo giorno.


sabato 15 ottobre 2016

L'importanza del rinforzo e della comunicazione positiva

Troppo spesso mi capita di vedere adulti, genitori ma a volte anche parenti, che comunicano in modo negativo con i propri figli, utilizzando punizioni e minacce, critiche e sottolineando i comportamenti sbagliati, ignorando invece quelli corretti, i progressi fatti e l'impegno messo in un determinato compito.

Attenzione : la punizione non è solamente una sberla o la sottrazione di un gioco, ma può essere anche una critica indiretta, un commento sarcastico, una dimostrazione di scarsa fiducia nelle capacità del bambino, o una minaccia "verbale" del tipo "se ti comporti male non andremo ai giardini",  ancora più inutile quando viene preannunciata e poi non attuata.

E gli adulti "punitivi" non sono solo quei genitori che utilizzano uni stile autoritario, basato sulla rigidità e l'imposizione con la forza di determinate regole, ma talvolta possono essere anche genitori molto efficaci dal punto di vista educativo, che però in alcune situazioni trovano più "facile" o veloce sottolineare l'errore invece della conquista o, spesso con buonissime intenzioni e senza rendersene conto, descrivono il bambino etichettandolo come "cattivo", senza rendersi conto che tale aggettivo può minarne l'autostima, facendogli pensare di essere davvero una persona cattiva ed un bambino "sbagliato".



Intendiamoci, le regole sono indispensabili e vanno fatte rispettare, soprattutto se sono inerenti aspetti inderogabili della vita quotidiana ad es. gli orari dei pasti o dell'inizio della scuola, l'igiene personale, i compiti o la frequenza alle attività pomeridiane scelte ecc...

Ma una comunicazione positiva ed improntata al rinforzo dei comportamenti corretti, e quindi alla messa in evidenza di quello che il bambino ha fatto bene, ed allo sviluppo di emozioni positive è sicuramente più efficace ed educativa rispetto ad uno stile relazionale critico e negativo.


Personalmente bandirei proprio frasi quali "Non sei capace di fare niente", "Sbagli sempre", "Sei un disastro", "Sei sempre il solito, non imparerai mai" o "Guarda che cos'hai fatto ... non te lo dico più, sono stufo di ripetere sempre le solite cose", "Non sei capace di stare attento, non ti concentri mai ... non ascolti" e via di questo passo ....

E' importante invece dire "Bravo, hai lavorato bene/hai suonato bene/ti sei comportato bene" invece di " Sei stato bravo" dopo aver detto "Sei stato cattivo" (che per un  bambino non equivale a "Ti sei comportato male")

Per il bambino, come è importante avere una regola chiara, precisa e definita - e possibilmente non formulata  lunghe frasi complesse-, è utile sapere che cosa ha fatto bene e come ha fatto a comportarsi nel modo corretto, è utile sapere perchè lo stiamo lodando, ed è anche più gratificante.





Invece noto che molte volte gli adulti si "dimenticano" di rinforzare i bambini, dando quasi per scontati i loro risultati, il loro impegno ed i loro apprendimenti. Forse anche a causa di una certa vecchia scuola che predicava l'inutilità delle lodi, l'educazione tramite le punizioni e la necessità di mettere in evidenza gli errori commessi, un po' come quando a scuola si sottolinea l'errore con la matita rossa o si dà una nota. E vi assicuro che vedo ancora tantissimi insegnanti dare note a destra ed a manca, già nei primi giorni di scuola primaria a bambini di 6 anni appena compiuti che devono ancora adattarsi al nuovo contesto .... mi chiedo a che cosa serva una punizione simile, e personalmente non trovo una risposta.




Invece sarebbe più efficace l'esatto opposto, ovvero ignorare i comportamenti non corretti per poterli sostituire con quelli attesi, cosa che però noto essere veramente complessa per la maggior parte dei genitori ed anche degli insegnanti.

Nel mio lavoro di insegnante di musica, càpita che alcuni genitori mi considerino troppo accomodante con gli allievi, perchè non mi vedono mai sottolineare gli errori, alzare la voce, sgridare o punire, anzi mi vedono sempre incoraggiare, far ripetere gli esercizi senza neppure dire "non va bene" o "hai sbagliato" e proporre più scelte tra i compiti da svolgere.

Ed alla fine di ogni lezione, a patto che il bambino abbia lavorato con impegno, vedono i "premi" dati ai loro figli, che sono anche premi materiali, quali stickers o, per chi ha studiato a casa tutti i giorni per almeno 6 giorni, palloncini o piccoli giochi.




In realtà, non alzo la voce perchè non penso sia necessario, ma poi so essere molto ferma ed esigente pretendendo anche dai più piccoli un lavoro preciso e di qualità. E' vero che lascio loro la scelta delle attività, ma senza che loro lo sappiano ho il controllo su tale scelta ... infatti propongo sempre due esercizi che sono nel programma e che ho deciso io di svolgere!

Ed i premi arrivano solo quando vengono meritati, lavorando con attenzione per un tempo stabilito da me, che aumenta di settimana in settimana!, e completando una o due token economy, quindi "guadagnando" un gettone per ogni esercizio svolto correttamente e soprattutto con impegno.



A mio parere, dunque, è importante che i bambini, a lezione di musica come a casa, possano trarre sensazioni ed emozioni positive dalle loro interazioni con gli adulti, possano sentirsi apprezzati, valorizzati e capaci, nonchè amati a prescindere dai loro comportamenti a volte inadeguati o dal numero dei loro errori.

Solo così impareranno a cadere e rialzarsi, sbagliare e riprovarci, credendo sempre di più in sè stessi e sentendosi sicuri di ciò che sono e che diventeranno.







mercoledì 12 ottobre 2016

Siamo Sara, Manuel, Claid ed abbiamo una particolarità : la musicalità

Qualche giorno fa, parlando con la mamma di un mio allievo dello studente appena andato via, ho detto "E' come lui" , è lei mi ha chiesto "E' un bambino con autismo anche lui?"

"Mah, veramente- ho riposto io- intendevo dire che sono tutti e due molto musicali!"

In effetti, gli allievi erano entrambi ragazzini con autismo, ma non era quello il punto.

Nello studio di uno strumento, l'autismo non conta .... citando Benigni, conta la musica.

Contano la passione per la musica, le qualità musicali, orecchio, senso del ritmo e capacità di ascolto.

Ed i miei allievi hanno tutte queste caratteristiche, che sono poi a mio avviso gli aspetti che li descrivono maggiormente. Intonato, musicale, appassionato, dotato di orecchio assoluto.

Qui l'autismo passa davvero in secondo e anche terzo piano!

Prendete Manuel , ad esempio. 13 anni, bellissimo ragazzino, con gli occhi azzurri ed i riccioli biondi, ha come caratteristica più evidente l'orecchio assoluto. Riconosce qualsiasi nota, anche a distanza di semitono dalle altre e senza nessuna nota di riferimento. Accorda tutti gli strumenti che trova :) , e riesce a trasportare brani nuovi in più tonalità.

Eccolo alla prima lezione di ripresa dopo le vacanze :




Claidy, 11 anni, e Joshua, 9 anni, hanno una grande sensibilità musicale ed una velocità di apprendimento impressionante, tanto che devono essere "frenati" sia nello studio sia nell'esecuzione, altrimenti "macinerebbero" pezzi nuovi perdendo però un po' di precisione.

Comunque sono eccezionali!





Joshua

Claid suona a quattro mani con Sara



Sara, una tra i miei allievi di più lunga data, ha un entusiasmo ed una passione contagiosi e per la sua età ( quasi 10 anni) è già molto autonoma nello studio, ricordo tutti i brani da studiare, si corregge quando sbaglia, ama diteggiare i pezzi al pianoforte, e passa diverso tempo ad ascoltare su Youtube violinisti che ammira e dai quali impara l'interpretazione dei pezzi e la tecnica anche osservando le loro registrazioni video.





In questo video, Sara saluta la sua violinista preferita, il suo mito da anni di cui parla sempre e che ascolta su Youtube, Lucilla Mariotti :







Francesco, 8 anni, ed Alessandro, 10 anni, hanno ricominciato il nuovo anno scolastico con notevoli miglioramenti, dimostrando ottime capacità di apprendimento e grande voglia di imparare.

Ecco Francesco al pianoforte e mentre esegue un esercizio ritmico



Ed Alessandro al  lavoro sull'impostazione dell'arco del violino



A mio parere, tutto questo è possibile perchè la motivazione dei miei allievi è davvero grande, e permette alla loro musicalità di svilupparsi ed a loro di apprendere con convinzione, costanza ed allegria. E loro sono la prova di questa massima che ho trovato in rete :






mercoledì 28 settembre 2016

Non aprite quella porta : la vostra vita potrebbe cambiare per sempre!

Genitori, vi avverto : se aprite la porta del mio studio, la vostra vita potrebbe cambiare ... inesorabilmente.

Ecco un elenco in ordine sparso di ciò che potrebbe succedervi :

- Vi ritroverete a piedi scalzi su un tappeto circondati da bambini piccoli, a fare il girotondo insieme ad altri adulti perfetti sconosciuti

- Svilupperete presto un'ossessione per le "patatine fritte", intese non come cibo....  ma come ritmo che scandirà d'ora in poi tutte le vostre azioni quotidiane....

e che vi ritroverete a tamburellare senza accorgervene anche sul tavolo dell'ufficio o su ogni superficie disponibile .... arrivando prima o poi ad odiare le patatine fritte "vere"!

- Vi addormenterete e vi sveglierete per mesi ed anni con in testa la melodia di Bella Stella, in tutte le sue forme e varianti, che prima o poi diventerà gioco forza il vostro brano preferito

- Dovrete spiegare ai passanti ed ai vicini di casa che lo strumento che la vostra bambina di 3 anni ha in spalla NON è un violino giocattolo, ma uno strumento vero!



... che la piccola non è un genio ma una bambina come gli altri
perchè tutti i bambini possono imparare a suonare  ....

e che suonare a 3 anni non è un atto di schiavitù ma un dono inestimabile!

- Allo stesso modo, spiegherete al vicino di ombrellone che le "corna" ed il "dito medio" con i quali il vostro treenne lo saluta orgogliosamente non sono gestacci, ma esercizi di manualità funzionali allo studio del violino!







- Conoscerete altre mamme con cui scambiarvi non ricette ma i metodi più efficaci per far suonare a casa i vostri bambini

E vi ritroverete ad esercitarvi dovunque, perchè la motivazione del bambino va sostenuto appena si presenta, e più opportunità di apprendimento ci sono meglio è

- Quindi vi capiterà di bloccarvi nel bel mezzo della spesa al supermercato perchè il vostro bambino vi ha chiesto di ripassare un esercizio ... ed il carrello dovrà aspettare la fine della canzone prima di essere riempito.

- Tornerete sui banchi di scuola, imparando la lettura delle note, il solfeggio e la tecnica dello strumento

... spiegherete tutto questo anche a baby sitter e nonni, che d'ora in poi saranno tutti in prima linea nell'esperienza musicale del bambino. E chissà, magari inizieranno a suonare anche loro!




- Farete sollevamento pesi senza andare in palestra, ma solo iscrivendovi alla classe con il vostro bambino più piccolo



- E passerete diverse domeniche in giro per i concerti ed i concorsi, trasferte durante le quali la vostra bimba di due anni e mezzo sarà la mascotte dell'orchestra e ritirerà il suo premio con il violino da un parte e dall'altra il ciuccio!




Io vi ho avvertiti, ma se vi sentite pronti per tutto questo .... aprite quella porta!


martedì 20 settembre 2016

Dalla lezione all' esercizio a casa : a piccoli passi verso l'autonomia

Lo studio della musica che va al di là della lezione settimanale, quindi inteso come esercizio quotidiano a casa, è senza dubbio uno degli aspetti più impegnativi del percorso musicale degli allievi sia piccoli sia più grandi, ma ha anche un grandissimo aspetto positivo : quello di insegnare l'autonomia.

Partendo con il corso dei più piccoli, si può osservare che i bambini di 12-30 mesi sono quasi del tutto dipendenti dai genitori sia a lezione sia a casa, necessitando del supporto della mamma per provare per la prima volta gli esercizi e per ripassarli a casa durante i momenti di gioco e di routine quotidiana.



In queste classe Lullaby, infatti, vediamo la partecipazione attiva e completa delle mamme che, per dirla in termini comportamentali, forniscono  ai bimbi un "prompt totale", cioè li guidano fisicamente, con divertimento e grande piacere da parte di tutti genitori e figli :




In realtà, uno degli aspetti più interessanti della partecipazione del genitore a lezione è, anche con i piccolissimi, il suo ruolo di supporto che a volte però si "sfuma" per lasciar provare al bambino a fare da solo. Infatti,  sia a lezione sia a casa, le mamme dei piccoli prima li aiutano ad eseguire i compiti richiesti e poi li fanno provare da soli, per iniziare fin da subito ad farli esercitare sulla loro autonomia.

Appena diventano più grandi, a 3-5 anni, il genitore interviene quando c'è bisogno, ad esempio nelle fasi iniziali di acquisizione di una nuova competenza, lasciando però al bambino la libertà di essere autonomo negli esercizi che conosce già e limitandosi ad osservarlo, magari ripetendo lui stesso l'esercizio a distanza, e correggerlo in caso di errore importante o difficoltà.

Vediamo la mamma di Filippo, nuovo allievo di 3 anni e mezzo, che gli mostra come eseguire una canzone di manualità controllandone lo svolgimento da parte del bimbo :


Qui invece vediamo il papà di Alessia che osserva l'esecuzione al violino della bambina insieme alla sua compagna di classe Alexia .




Infatti è importante che il genitore sappia quando deve intervenire e quando lasciar sperimentare, per non togliere al bambino la possibilità di provare, eventualmente di imparare anche a gestire la frustrazione data dalle prime difficoltà, ma alla fine riuscire nel suo intento.



Filippo, 3 anni e mezzo si esercita in una coreografia

Beatrice, quasi 5 anni e la scrittura delle note




A questa età, ovviamente, lo studio a casa è ancora guidato dalla mamma e dal papà, che propongono di suonare, si esercitano insieme ai figli e li aiutano ed incoraggiano, perchè i bambini della scuola dell'infanzia, fino circa ai primi due anni di primaria, non possiedono ancora l'autonomia nè la motivazione al lavoro autonomo e costante.

Qui entra in gioco la didattica famigliare, la voglia di partecipare, di essere coinvolti in ciò che fa il  proprio figlio, e se necessario di mettersi in gioco in prima persona.

Ed ecco alcuni ottimi esempi!

il papà di Giulia, che suona al violino il brano che sta imparando la bambina






La mamma di Aditya durante una canzone per la manualità :





La mamma di Carlotta corregge la sua impostazione sul violino:



E la mamma di Samuele, che studia non solo con lui ma anche con le due sorelline, di 12 mesi e 8 anni, un compito di armonia :



Con il passare del tempo, i genitori possono iniziare ad "allontanarsi" un pochino, osservando a volte da vicino a volte da più lontano il percorso dei figli, fino a lasciare loro completa autonomia, che nel caso dello studio della musica arriva non prima dei 12-13 anni.

Lo studio di uno strumento, infatti, è molto complesso ed impegnativo, e non basta avere la motivazione, ma ci vogliono anche capacità di ascolto, di "metacognizione" e feedback (controllo del proprio operato), di autocritica, organizzazione autonoma e metodo di studio.

Tutte competenze che, purtroppo, la scuola raramente insegna - anche a causa di un sistema scolastico improntato più alla sottolineatura dell'errore ed alla critica mediante i voti che al rinforzo positivo- ma che la musica può insegnare.

Sara, 9 anni e mezzo, dopo 4 anni di lezioni ha raggiunto un ottimo livello di indipendenza, a casa infatti studia spesso da sola, ed ha tra i suoi passatempi preferiti l'esercizio di diteggiare in autonomia i brani che poi studierà al pianoforte :




Per i miei allievi più grandi, dagli 8 anni in su, infatti ho ideato delle "check list" per lo studio a casa, che loro devono compilare giornalmente per essere certi di aver studiato nel modo corretto, e che li aiutano a diventare progressivamente più indipendenti e consapevoli di ciò che stanno facendo.

Poi, essendo i passi verso l'autonomia graduali per essere veramente appresi, all'inizio anche questo metodo di studio viene monitorato dalla famiglia. Lorenzo, 9 anni, che studia anche a casa dei nonni, viene supportato nella compilazione della check list sia dalla mamma sia dai nonni, che ne hanno appreso il funzionamento e gli danno una mano ad autovalutarsi.




Maddalena, quasi 11 anni, è andata ancora oltre, aggiungendo alla check list un sistema di auto-votazione per ogni area considerata, idea che ho trovato ottima e che mi piace commentare con lei ogni settimana :





Qui sempre Maddalena esegue un esercizio di tecnica d'arco per imparare ad utilizzarlo distribuendo correttamente il peso della mano e del braccio, infatti suonare con l'arco al contrario aiuta a percepirlo meglio  :


Esercizi di questo tipo portano verso l'autonomia nello studio, facendo capire ai ragazzini che per studiare bene bisogna focalizzarsi sul problema tecnico cercando di risolverlo e non "suonare" tutto il brano dall'inizio alla fine senza scendere nei dettagli.

Da quando erano piccoli, fino alla pre adolescenza ed alla completa autonomia nello studio che raggiungeranno in adolescenza, gli allievi compiono un percorso di crescita e progressiva maggiore auto-consapevolezza, che li porterà a diventare grandi sia nel rapporto con il loro strumento sia nelle prove che dovranno affrontare giorno per giorno nella vita quotidiana.

Tali prove, grazie all'esperienza avuta con la musica, sembreranno infatti più semplici, ed il percorso musicale sarà stato per loro prima di tutto un insegnamento di vita.



mercoledì 7 settembre 2016

Ai nuovi genitori de La Musica è Gioia

Chiariamolo una volta per tutte, per le nuove famiglie (alle "vecchie" è già assolutamente chiaro!!) : genitori, il corso CML, così come quello di violino, non è un corso-parcheggio, in cui lasciare i bambini "occupati" per un'ora a settimana. Richiede invece la partecipazione attiva dei genitori, il loro coinvolgimento ed il loro impegno. Mi aspetto costanza, continuità e motivazione da parte di voi adulti, perchè senza il vostro supporto i bambini difficilmente prenderanno sul serio questo percorso, ed ancor più difficilmente continueranno oltre i primi mesi. Ma scoprirete che impegnarvi per condividere questa esperienza con i vostri bambini darà tantissimo a loro ed anche voi,e sarà per tutti un'opportunità indimenticabile ed importante. E' facile "provare" tanti corsi e poi sceglierne uno e cambiarlo dopo un mese, facile dire "porto mio figlio a fare un corso di "qualcosa" senza dover partecipare di persona o essere informati su ciò che si fa durante il corso, perchè i genitori in aula non sono ammessi ... ma soprattutto se i bambini sono piccoli a mio parere così non può funzionare, anche se può capitare che siano più tranquilli e collaboranti quando voi non ci siete .... ma imparare a lavorare insieme e collaborare per raggiungere un obiettivo è molto più gratificante ed educativo.  I bambini vogliono sentirsi sostenuti, supportati ed apprezzati da voi, devono avere l'opportunità di trascorrere con voi del tempo di qualità, significativo, intenso e ricco di esperienze, emozioni ed apprendimenti.

Quindi sappiate che se suonate alla porta del mio studio dovete rimboccarvi le maniche ed esserci al 100%! Non scoraggiatevi ... ce la farete!

I votr

martedì 30 agosto 2016

Gli stereotipi sull'educazione musicale precoce

Suzuki sosteneva che la musica rendesse esseri umani migliori. Più equilibrati, attenti, capaci nelle attività di tutti i giorni e più maturi e sensibili nei rapporti con gli altri.

Purtroppo, l'idea della pratica musicale precoce è ancora associata alla creazione di piccoli geni e di bambini prodigio mediante un'attività coercitiva e fine a sè stessa. Far musica da piccoli dovrebbe essere, invece, un pratica diffusa ed assolutamente naturale, facente parte della vita quotidiana del bambino con spontaneità e serenità.



Un percorso musicale proposto in modo ludico, ma con obiettivi chiari e modalità già sperimentate e verificate, infatti, può soltanto avvicinare all'obiettivo individuato da Suzuki, che non era quello di creare piccoli Mozart, ma quello di offrire ai bambini un'opportunità in più per crescere in armonia con gli altri tramite uno specifico apprendimento, conquistando ogni giorno nuove abilità sempre più complesse e che creano soddisfazione ed autostima nonchè la possibilità di esprimere la propria personalità attraverso la musica.

Fare musica da piccolissimi può diventare dunque un'esperienza altamente significativa ed un dono inestimabile per il futuro di ogni bambino.





venerdì 26 agosto 2016

Educazione tramite la musica in famiglia : soddisfazioni ma anche difficoltà. Alla base c'è sempre la motivazione

Nel mio percorso di insegnamento della musica ispirato ai principi del metodo Suzuki, mi sto rendendo conto di quanto sia importante per gli allievi essere costanti nello studio a casa ed avere continuità nella frequenza alle lezioni. 

Per "continuità" intendo non tanto venire a lezione ogni settimana, cosa che quasi tutti fanno, ma continuare con la musica dopo il primo o secondo anno di corso, che sono i momenti più critici perchè di passaggio dalla propedeutica allo strumento, e dal primo anno di strumento, relativamente semplice, a programmi didattici più impegnativi ed avanzati.



Nel mio stile di insegnamento la motivazione è l'obiettivo prioritario, quindi le mie lezioni sono sempre piacevoli, interessanti, divertenti e ludiche per quanto possibile. Tuttavia, a volte non basta neppure questo, perchè ad un'alta motivazione dei bambini non sempre corrisponde quella dei genitori, oppure, viceversa, il bambino si diverte a lezione ma si demotiva molto facilmente nello studio a casa, perchè per un genitore è più difficile motivare ogni giorno e trovare strategie per rendere lo studio interessanti, dunque quando il programma diventa più complesso e va oltre l'apprendimento quasi automatico di canzoncine, ritmi o brani semplici, alcuni studenti smettono.

Invece, a mio parere, il bello arriva proprio insieme alla sfida : continuare a cercare strade per motivare i propri figli anche quando le cose diventano più difficili e sembra che continuare non abbia senso e diventi sono un'imposizione, perchè una scelta educativa non è sempre semplice da portare avanti, ma diventa realizzabile e gratificante proprio con i piccoli passi avanti fatti ogni giorno e la scoperta di una nuova motivazione, che diventa tale proprio quando si è stati capaci di superare i momenti di crisi.




Inoltre, il rapporto con lo strumento sarà sempre costellato di alti e bassi, perchè imparare a suonare è impegnativo, non lo nascondo, ma alla fine le emozioni, la soddisfazione ed i momenti positivi supereranno di gran lunga quelli negativi.

E la musica diventerà per genitori e bambini una metafora della vita, in cui i sacrifici e le difficoltà alla fine si superano e ci si sente ancora più forti e capaci.



Il fatto che alcuni dei miei allievi suonino da 5-6-7 anni, testimonia che comunque continuare è possibile, e che crescere suonando è una via a volte impervia ma che regala grande felicità e voglia di andare avanti in questo percorso.

Oltre alla continuità, un'altra difficoltà riportata dalle famiglie è relativa allo studio a casa, in tutte le fasce d'età, esclusa forse quella dei 2-3 anni quando i bambini non hanno ancora iniziato lo strumento.

I bambini amano venire a lezione e suonare, ma quasi nessuno prende in mano lo strumento a casa spontaneamente per ripassare i brani, perchè, terminato l'anno di propedeutica, la musica inizia ad essere vissuta soprattutto dai genitori come obbligo da imporre ai figli, anche inconsapevolmente a volte , e questo fa sì che gli adulti trasmettano ai bambini tensione, aspettative ed a volte delusione per il fatto di non riuscire a motivarli verso l'esercizio "casalingo".

E per i bambini lo strumento diventa un gioco che richiede però anche impegno, dunque è  molto raro vedere bambini dai 3 ai 6 , anche 10 anni che studiano in autonomia, un po' perchè sono in effetti ancora piccoli, un po' perchè non avendo chiaro fino ai cinque-sei anni il senso del tempo, non colgono ancora il nesso tra esercizio e risultati, miglioramenti e quindi maggiore soddisfazione e divertimento.



A volte, invece, quando i genitori trovano la "chiave giusta" per coinvolgere i bambini anche a casa, una delle difficoltà è la costanza. Diverse famiglie riportano uno studio "a fasi" , che funziona magari una settimana sì ed una no, o "a giornate", con i piccoli che si esercitano un giorno sì ed uno no, ed in questi casi la difficoltà maggiore è la quotidianità dello studio.

Nella pratica, dunque, il mio consiglio è di iniziare da subito a capire quali siano per il proprio bambino i punti di forza e di debolezza nella motivazione verso la musica, e di "sfruttare" i primi per lavorare sulla sua motivazione fin dal primo anno di propedeutica. Ci può essere, ad esempio, chi ama la ritmica, chi il movimento, chi l'ascolto, l'improvvisazione o l'esibizione in pubblico. Alcuni bambini amano suonare davanti agli altri, altri lo detestano, alcuni vogliono sempre suonare da soli, altri amano la musica da camera  e l'orchestra.

Anche la motivazione estrinseca può essere sfruttata, con giochi da tavolo improntati sull'esercizio allo strumento, con premi finali scelti dal bambino stesso, "sfide" con genitori o fratelli in cui provano a suonare anche loro (e, purtroppo, perderanno sempre!!), esercizi tecnici basati sull'interesse particolare del bambino - es. inventare una storia musicale che parli di Pokemon, dinosauri o Winx in cui ogni personaggio sia rappresentato da un particolare esercizio o da un passaggio di un brano specifico...

Oppure si può suonare fuori casa, al parco, al mare, in auto (qui i violinisti partono avvantaggiati!)...

Spazio alla fantasia, quindi, senza ansie nè obblighi, ma mantenendo sempre un atteggiamento positivo verso la musica e l'apprendimento, per trasmettere al proprio bambino la gioia di imparare e di progredire.



E' importante anche variare molto e trovare le strategie più adatte in quel momento - anche di giorno in giorno o di settimana in settimana- ed in quella fase o età del bambino.

Tenendo sempre in mente che più si suona e si migliora più ci si appassiona e si cresce come persone migliori grazie alla musica ... ma per arrivare a questo ci vogliono impegno, costanza e dedizione da parte prima di tutto degli adulti, insieme a convinzione e continuità.

La musica a casa va proposta tutti i giorni, anche pochi minuti in più riprese quando i bambini sono molto piccoli, ed associata a sensazioni ed emozioni positive.

Fin da piccoli, i bambini devono sapere che lo strumento potrà aiutarli ad esprimere le loro emozioni come non potranno mai fare a parole, e che sarà un rifugio, un amico ed un porto sicuro.

All'inizio tutto questo non sarà nè chiaro nè immediato, ma saper attendere il momento "magico" in cui lo diventerà insegnerà loro il valore dell'attesa e della costanza.

Quindi vorrei dire ai genitori ... non arrendetevi, perchè quella che ora vi sembra una coercizione, in realtà è una scelta importante che arricchirà il futuro dei vostri figli e li renderà adulti migliori.