giovedì 17 ottobre 2019

Stefano e Sofia : crescere insieme con la musica

Stefano e Sofia sono due gemelli di quasi 5 anni, che hanno iniziato il loro percorso musicale un anno fa. O meglio, l'anno scorso veniva a lezione solo Stefano, ma, dato che anche Sofia mostrava interesse per la musica, la loro mamma, Simona, l'ha coinvolta da subito nel ripasso a casa e le ha insegnato lo stesso programma del fratello, così hanno imparato entrambi, ed oggi seguono le mie lezioni insieme.




Stefano rientra nello spettro autistico, è un bambino estremamente brillante e con una eccezionale velocità di apprendimento, ma anche Sofia la è. 

Perchè Simona è una mamma eccezionale, che li segue molto, li stimola tantissimo e sa motivarli, farli appassionare e sviluppare il loro naturale desiderio di apprendimento, in ogni campo e non solo nella musica, con dedizione ed entusiasmo.

Per quanto riguarda lo studio del violino, i due bambini si trovano quindi nel contesto ideale, in cui la musica viene proposta come attività quotidiana, inserita nella loro vita di tutti i giorni con naturalezza, allegria ma anche impegno e serietà, senza rimanere confinata solamente all'ora di lezione con me.

Qui vediamo Stefano durante lo studio a casa, prima di un esercizio di lettura ritmica, poi di un brano al violino :






E' meraviglioso vedere la capacità di Simona di supportarlo e guidarlo al momento giusto, lasciandolo anche però fare da solo e rinforzando ogni tentativo corretto.

Complimenti!!

Eccoli entrambi al violino :



Stefano è anche seguito con un intervento di analisi applicata del comportamento (ABA), e, dato che ha un forte interesse per i numeri e, più in generale, per i simboli, utilizziamo questa passione per motivarlo ad apprendere la lettura ritmica, nella quale come potete vedere ha già competenze avanzate per la sua età.

Entrambi i bambini svolgono con molto entusiasmo anche il programma CML, come si vede in questo video della canzone Mi preparo per il tuffo, per l'apprendimento delle scale :



Recentemente abbiamo iniziato a lavorare con il violino sui cambi di corda, ed anche quando suonano insieme sono tutti e due davvero precisi ed attenti, sia nell'impostazione sullo strumento sia nell'esecuzione degli esercizi:



Bravi!!

Il prossimo passaggio sarà l'impostazione delle dita della mano sinistra, per la quale sono già pronti:




Sono molto orgogliosa di tutti i miei allievi per la costanza, la determinazione e l'impegno con cui affrontano il loro percorso musicale insieme alle loro famiglie, ma nel caso di Stefano e Sofia posso proprio dire che è stupendo vederli crescere insieme grazie alla musica, e sono sicura che questo sia solo l'inizio!

martedì 15 ottobre 2019

Lo studio di uno strumento : quali sono gli aspetti che contano davvero?

Quando si tratta di uno strumento musicale, i progressi non si definiscono solo in base al numero di pezzi imparati, ma anche e soprattutto in base ai miglioramenti tecnici, ad una maggior precisione nell'impostazione, nell'intonazione, nella qualità del suono e nell'esecuzione dei brani. 

Per un approfondimento su questo tema, vi rimando ad un mio articolo sul Priority teaching, che è stato pubblicato anche sulla rivista A Tutto Arco n.16/2019 : https://musicaegioia.blogspot.com/2018/09/priority-teaching-per-insegnare-ed.html


Sara, mia allieva autistica, ne è un esempio: ultimamente è in costante miglioramento nella qualità del suono e nel controllo dell'arco. Sull'impostazione stiamo ancora lavorando, ma i progressi ci sono e lei studia e si impegna. Sara ha iniziato il suo percorso musicale con me con il corso di propedeutica a 4 anni e mezzo oggi ne ha quasi 13 e continua ad imparare con la stessa passione e determinazione.

Qui vediamo una sua esecuzione di una variazione di Bella Stella ad 11 anni (Febbraio 2018) :




E qui, sempre di Suzuki, Song of the wind, eseguito durante la scorsa lezione (Ottobre 2019):




Dal confronto possiamo notare i risultati raggiunti da Sara negli aspetti tecnici e nella qualità dell'esecuzione,  nell'intonazione, e nella presa dell'arco, che è in via di miglioramento.


A mio parere, nel percorso di studio strumentale questo è ciò che conta davvero. 
Se si punta alla massima precisione, al miglioramento continuo ed all'apprendimento dei brani ad un livello sempre più alto, la pratica strumentale diventerà qualcosa di veramente importante per i bambini ed i ragazzi, qualcosa che lascerà un segno reale e duraturo nelle loro vite.
Se, invece, viene insegnato loro a suonare più brani possibili senza approfondirne nessuno, nella loro esperienza con lo strumento ci sarà sempre un "pezzo mancante" ed un aspetto di superficialità.

Nel caso di allievi con una disabilità, questo è ancor più vero, perchè, spesso, i loro tempi di apprendimento sono più lenti di quelli dei loro coetanei neurotipici, ma questo non impedisce loro di migliorare, lavorare con un obiettivo di continuo progresso e di crescita musicale e personale.





venerdì 4 ottobre 2019

Bambini troppo impegnati : perchè fare troppo non serve?

Una tendenza genitoriale degli ultimi anni vuole che si facciano svolgere ai figli più attività possibili. Penso che sia iniziata da diversi anni, ma, invece osservarne una diminuzione, io la vedo in crescita.
La piscina è imprescindibile, perchè, si sa, "il nuoto fa bene", poi almeno un altro sport, così il bambino ha possibilità di scegliere, poi la musica, perchè tutti i bambini sono reattivi alle sette note, poi l'inglese, perchè è importante che lo sappiano nella vita, poi altre attività artistiche, corsi di pittura, teatro, o laboratori in cui si legge ai bambini piccoli, perchè è fondamentale stimolare fin da piccoli la passione per la lettura, ed infine magari un'altra lingua o un altro sport amato dal genitore... e lo yoga.... perchè, avendo tutti questi impegni, il bambino poi avrà bisogno di rilassarsi!

E c'è anche la scuola, che oggi è sempre più spesso a tempo pieno, ma, non contenti di far lavorare i bambini tutti i giorni 8 ore, gli insegnanti assegnano anche compiti tutti i pomeriggi e nei weekend, come se fosse impossibile per un bambino imparare qualcosa facendolo "solo" 8 ore al giorno....

Insomma, i bambini di oggi sono sempre più stimolati, impegnati e subissati da agende pienissime di impegni uno dopo l'altro, senza avere il tempo di fermarsi a giocare, riflettere o semplicemente annoiarsi.

Premesso che io non sono contraria allo stimolare i bambini, anzi, penso che i piccoli abbiano un'inesauribile voglia di apprendimento e conoscenza e che questa vada incoraggiata, mi sto accorgendo però di quanto, a volte, fare troppo non sia positivo. Non si tratta tanto di stancarli troppo, perchè i bambini hanno molte energie sia fisiche sia cognitive (pediatri e maestre, invece, hanno spesso questo timore che il bambino "si stanchi troppo"), quanto di non lasciare loro il tempo per impegnarsi davvero in nessuna attività, dovendone svolgere molte in modo affrettato e superficiale, e di non trasmettere loro il valore del tempo.

In un mondo che va sempre più di fretta, in cui tutto è veloce, immediato e tutto deve essere fatto ed ottenuto subito, svolgere tante attivià va proprio in questa direzione. Un'ora di qua, un'ora di là, finito un corso si corre subito all'altro, finita la scuola si corre a casa a fare i compiti,finiti i compiti via agli allenamenti, poi la cena, a dormire e la mattina dopo si ricomincia. E tutto questo anche alla scuola dell'infanzia, quando i compiti ancora non ci sono, allora si praticano persino più attività.



Da grandi, portare avanti più impegni può essere anche positivo, perchè la capacità di organizzazione è sicuramente una competenza utile sia nella vita sia nel lavoro, ma riempire un bambino di cose da fare, senza dargli il tempo di soffermarsi su nessuna, di approfondire, o anche di spendere parte del suo tempo nel gioco libero, o in inziative autonome, magari all'aria aperta, o con gli amici, o imparando lui stesso ad organizzare il suo tempo, non lo aiuta e non lo favorisce.

Uno dei lati positivi dello studio di uno strumento, ad esempio, è quello di insegnare a dare un altro valore al tempo: per imparare a suonare ci vogliono, mesi, anni di ripetizioni, lentezza e pazienza. Questo è esattamente il contrario della vita frenetica a cui vengono indirizzati molti bambini, che non imparano quindi a dare valore ad ogni momento della loro vita, ad avere pazienza, ad aspettare, ad ascoltare, ma solo ad aspettarsi che tutto inizi e finisca in fretta, che tutto sia loro dovuto e si realizzi subito, e che il mondo corra sempre più veloce.



Uno dei problemi, secondo me, nasce proprio dalla scuola che, allo stesso modo, non stimola il desiderio di apprendimento dei bambini ma lo mortifica, obbligando gli insegnanti a svolgere il programma il più in fretta possibile senza puntare su attività interessanti e motivanti, ma tenendo solamente i bambini seduti ad un banco ad annoiarsi per molte ore al giorno. Questo incoraggia ancora di più i genitori a cercare per i figli attività esterne che li interessino veramente, e che insegnino loro qualcosa che non sia teoria, ma d'altra parte fa sì che i bambini siano ancora più impegnati, tra compiti e tutto il resto.

Una soluzione, a mio parere, potrebbe essere quella di scegliere meno attività (una o due al massimo) ma insegnando al bambino ad impegnarsi davvero in esse, seguendolo personalmente in ciò che fa, essendo più coinvolti e dedicando del tempo al figlio durante lo svolgimento di quell'attività.



La scelta iniziale può essere effettuata in base a quelle che sembrano essere le inclinazioni del proprio figlio (ma che, in realtà, dipendono in grandissima percentuale dagli stimoli che gli vengono forniti in famiglia, se il bambino è piccolo), ma poi dovrebbe essere del genitore.

Come ho detto più volte, non ha molto senso chiedere ad un bambino di tre anni cosa voglia fare ed aspettarsi una risposta decisa ed inequivocabile, perchè i bambini faticano a compiere scelte così importanti, ed inoltre, come del resto anche noi adulti, cambiano spesso idea, vogliono provare tutto, e magari un giorno vorrebbero svolgere un'attività ed il giorno successivo l'altra.

Quindi, il genitore dovrebbe compiere lui una scelta, prendere una decisione ed attenersi ad essa, senza cercare attività diverse dopo ogni estate, ma lavorando insieme al bambino affinchè un'attività venga portata avanti almeno per qualche anno, per dare un senso ed un significato educativo e profondo a quella scelta.

Fotografia di Margherita, mamma di Artemisia


E quindi ritorniamo a parlare del tempo : un genitore ed un bambino rilassati riusciranno ad apprezzare ogni esperienza che vivono, a concentrarsi di più su quello che il bambino sta imparando ed a dare veramente valore a quell'apprendimento.

Solo in questo modo l'apprendimento sarà effettivo, le emozioni associate ad esso saranno positive e non connotate da stress, stanchezza mentale e sensazione che il tempo non basti mai, ed il bambino avrà ricevuto insegnamenti importanti per la sua vita futura, tra i quali come impegnarsi davvero in quello che fa, come apprezzare ciò che sta facendo ed anche come organizzarsi, senza però dover realizzare l'impresa impossibile di comprimere tanti impegni in un tempo troppo breve.

Un tempo di vita più lento, permette, inoltre, di imparare a fermarci ad ascoltare noi stessi e gli altri, cosa che personalmente cerco di insegnare sempre ai miei allievi di violino.

Un giorno, infatti, dopo una lezione di orchestra, Artemisia, 3 anni, ha detto alla mamma "Oggi abbiamo fatto una cosa molto importante.... che è ascoltare"

Vorrei dire dunque ai genitori: non private i vostri bambini della possibilità di imparare a dare valore al tempo, alla pazienza, all'attesa ed alla capacità di ascolto. Cercate di invertire la rotta del mondo di oggi che si aspetta di vederci sempre di corsa, impegnati e stressati... provate a dare ai vostri figli un futuro diverso, e migliore del vostro presente. Pensateci prima che sia troppo tardi.










mercoledì 11 settembre 2019

L'improvvisazione in musica: apprendimento o ispirazione?

Guardando alcune interviste ad attori e personaggi televisivi ho iniziato a riflettere sul concetto di improvvisazione.
Il senso comune, infatti, pensa che molte attività artistiche siano frutto dell'improvvisazione: noi musicisti ci sentiamo chiedere molto spesso " Ma quando suoni improvvisi? Sei capace di vedere per la prima volta un pezzo e suonarlo, oppure lo improvvisi sul momento?" E la stessa cosa viene chiesta agli attori o in generale alle persone che svolgono professioni in cui ci sia un pubblico, come se tutto il nostro lavoro fosse dato dall'ispirazione, da qualcosa di magico ed inafferrrabile, difficile da definire, che arriva all'improvviso e rende possibile determinate performance.




Anche nella didattica, chi non è del mestiere, o chi segue certi approcci, tra i quali alcune scuole di musicoterapia, pensa che produrre suoni a caso con uno strumento qualsiasi possa esssere definito improvvisazione, e possa addirittura essere terapeutico "per buttare fuori le nostre emozioni e per esprimere noi stessi".

Oppure chi vede insegnare attività artistiche, o anche sportive, immagina che l'insegnante stia "improvvisando", inventando al momento una lezione adatta a quel bambino in base all'ispirazione del momento.

In tutti i casi che ho citato, invece, non è così.

L'improvvisazione, in alcune attività, è largamente sopravvalutata, ed è la spiegazione che viene data quando vediamo performance che non riusciamo a comprendere e che ci sembrano molto complesse e quindi difficili da ottenere, o , al contrario, talmente semplici ed ovvie da poter essere state soltanto ideate sul momento.



Al contrario, nelle attività di un certo livello l'improvvisazione rappresenta, prima di tutto, una parte molto limitata di ciò che vediamo, ma soprattutto è il risultato di una lunga e meticolosa preparazione precedente, in modo che, in un secondo momento, tutto ciò che abbiamo studiato, imparato e preparato possa confluire in un'esecuzione talmente chiara e fluida da sembrare inventata lì per lì.

La creatività ovviamente c'è, ma è una competenza che entra in gioco in un secondo momento, quando sappiamo padroneggiare tutti gli strumenti tecnici per una performance e siamo quindi libri di aggiungere il nostro tocco personale.

Nessun musicista improvvisa al momento ciò che suona, come nessun attore recita senza aver prima studiato, ed anche l'improvvisazione vera, in cui si suona o si recita senza "copione", è il risultato dell'applicazione di regole apprese che vengono poi "rimescolate" e riapplicate in un nuovo contesto ed in combinazione talvolta originali, ma che nascono comunque da uno studio approfondito di ciò che stiamo andando a fare.




Alla fine, proprio chi è più preparato sembra improvvisare maggiormente, perchè quello che fa è talmente spontaneo da sembrare creato al momento, ma in realtà è estremamente pensato e preparato da dar luogo ad un'estrema facilità e libertà nell'esecuzione.

Come ho letto in un libro, si tratta di " ricordare per poter dimenticare"ciò che abbiamo appreso, ma per ricordare e dimenticare bisogna prima imparare, altrimenti cosa dimentichiamo??7



Come accennavo prima, la stessa cosa avviene anche nella didattica dello strumento, sia per l'allievo sia per l'insegnante.

Durante le mie lezioni a volte lascio che i bambini giochini con lo strumento, ma facendo in modo che siano consapevoli di stare giocando e non esprimendo sè stessi o improvvisando. Se, invece, decido di insegnare loro ad improvvisare, allora ci lavoriamo, in modo che, più avanti, essi possamo comporre o inventare brani loro, esprimendo allora davvero la loro creatività e personalità. Ma senza apprendimento stutturato non si va da nessuna parte, ed io non credo che, come succede ad esempio nella musicoterapia, un bambino che fa rumore a caso con uno strumento stia esprimendo le sue emozioni... al massimo si starà "sfogando", ma in modo aspecifico e senza nessun vero obiettivo nè apprendimento utile per la sua vita. Che senso ha, dunque?

Non che sia vietato giocare, ma mi sembra inutile farlo in un contesto dal quale è possibile venire arricchiti in ben altro modo da un professionista del settore.




Anche quando insegno potrebbe sembrare che io improvvisi, e talvolta è vero, nel senso che sono un'insegnante molto flessibile e che segue il più possibile la motivazione e gli interessi dell'allievo. Quindi non sempre preparo un piano di lezione dettagliato, o anche quando lo preparo non riescco a seguirlo quasi mai, e lo tengo solo come "canovaccio" per ricordarmi in che direzione sto andando e quali sono gli obiettivi di quella sessione di lavoro.

Ma questo è frutto, prima di tutto, di 10 anni ("non ufficiali" anche 20...) di esperienza sul campo, in molti ambiti diversi e con allievi di tutti i livelli e tutte le età- anche se prevalentemente principianti molto piccoli-, poi di un lungo esercizio e tanto studio. Ho studiato e continuo a studiare metodi, approcci, leggo, seguo lezioni di altri insegnanti anche a livelli molto alti, mi specializzo, e poi tutto confluisce ogni volta in una singola lezione che può sembrare inventata di sana pianta.

E sono convinta che, riprendendo il paragone con un attore, l'insegnante debba "ricordare per poi dimenticare" ciò che ha studiato, essere in grado di motivare e seguire gli spunti e le passioni dell'allievo, ed essere sempre "nel momento", concentrato su ciò che sta facendo, proprio per riuscire ad applicare una determinata tecnica didattica nel modo più fluido possibile.


Da questa analisi mi sembra chiaro come ciò che le persone considerano improvvisazione sia, in realtà, il risultato di un lavoro vasto ed approfondito che porta, alla fine, alla famosa ispirazione di cui si parla tanto spesso. Dunque non è l'ispirazione che rende possibile suonare, comporre, recitare, imparare o insegnare, ma la tecnica produce ispirazione, espressione di sè e performance di successo grazie ai contenuti da noi appresi e rielaborati.

Non è che questo renda meno "artistiche" certe professioni o tolga "magìa" a ciò che facciamo, ma anzi la rende possibile e ci permette di essere davvero liberi di esprimere noi stessi.


domenica 8 settembre 2019

Come scegliere un corso di musica

Settembre : è il momento di pensare alle attività che i figli svolgeranno durante l'anno scolastico, quindi i genitori si chiedono in base a quali parametri scegliere un'attività e come decidere se portare avanti oppure no un corso già iniziato.



Intanto vorrei premettere che, a mio parere, un'attività che abbia un significato non dovrebbe durare solo durante l'anno scolastico. Per quanto, forse, nel caso di uno sport sia più complesso praticarlo anche durante l'estate, per mancanza di risorse pratiche; quando si tratta di uno strumento musicale, invece, non ci dovrebbero essere pause estive, perchè stare senza suonare per 2-3 mesi porta inevitabilmente alla perdita degli apprendimenti acquisiti durante l'anno, ma soprattutto, crea una separazione netta nella mente del bambino tra i mesi di "lavoro", in cui si svolgono certi compiti, e quelli di "riposo", in cui si è liberi di divertirsi e basta.

Allieve ad una masterclass di violino.... è lavoro o divertimento? Tutti e due!!


Invece, l'apprendimento di qualsiasi competenza, anche scolastica, dovrebbe avvenire tutti i giorni e praticamente h24, senza una separazione tra lo studio e l'apprendimento e la vita "piacevole". Pur non essendo favorevole all'homeschooling, ne condivido questo pensiero: imparare può, e dovrebbe, essere appassionante e divertente, piacevole; quindi, in quest'ottica, se facciamo qualcosa che ci piace, non abbiamo bisogno di sospenderlo durante l'estate, così come non dovremmo sentire ansia e dispiacere all'idea di riprendere le lezioni o il lavoro a Settembre. Ma, al contrario, sarebbe bello se la voglia e la capacità di apprendere dei bambini venissero sviluppate e sollecitate sempre, non solo a scuola o ai corsi, ma in ogni momento dell'anno e della giornata. Allora non ci sarebbe bisogno di pensare dopo ogni estate "Cosa farà mio figlio quest'anno?"



Ma, dal momento che questo accade, come fare a scegliere un corso ed un insegnante di musica?

Provo a sintetizzare in un elenco alcuni parametri che ritengo importanti in una scelta di questo tipo:

1) La scelta dev'essere del genitore. Soprattutto se si tratta di bambini piccoli, la scelta non può ricadere sul bambino, proprio perchè non dovrebbe trattarsi di qualcosa che si fa "tanto per" ed "a tempo perso", ma una scelta importante ed in grado di incidere in modo significativo sulla vita del proprio figlio. Ovviamente il bambino può esprimere una preferenza, ma la scelta definitiva dovrebbe spettare al genitore.

2) Il criterio principale non dovrebbe essere solo quello economico e di orario. Per quanto io comprenda benissimo l'importanza dell'aspetto economico (non tutti i corsi sono accessibili a chiunque, e nell'economia famigliare bisognare tenere conto di molti aspetti e di alcune priorità imprescindibili), non posso pensare che una scelta educativa sia compiuta solo in base a quanto costa un corso. I primi criteri di scelta dovrebbero essere altri.

3) Il "talento" per una determinata attività piuttosto che per un'altra non esiste. Ogni bambino può avere competenze maggiori in un ambito piuttosto che in un altro, ma questo non significa che, se è motivato, non possa acquisire anche altre abilità. Anzi, spesso un bambino che sembra "portato" per qualcosa impara facilmente all'inizio ma sviluppa difficoltà col passare del tempo, o, al contrario, uno che sembrava "negato" apprende poi a livelli più alti. E' l'ambiente che sviluppa le competenze, e la motivazione unita all'esercizio fanno il resto.



Nessuno di questi bambini è stato selezionato in base al suo "talento", ma tutti lo hanno sviluppato!


4) Lo scopo di un'attività scelta per un bambino dovrebbe essere prima di tutto educativo. Qualsiasi attività, se svolta in un certo modo, aiuta a crescere, maturare, dona gioia, divertimento e felicità, nonchè competenze che vanno al di là dell'attività stessa, e rappresenta un momento di vita di importanza inestimabile. Ma se lo scopo del genitore è solo ricreativo, o di "parcheggio" del bambino per occuparsi nel mentre dei suoi impegni (obiettivo comprensibilissimo, ma per questo esistono ludoteche e baby-sitter), anche l'attività meglio organizzata perderà il suo scopo e non lascetà niente al bambino. Come ho già detto, un bambino felice impara di più, quindi l'obiettivo dev'essere comunque di piacere e divertimento, ma una cosa non esclude l'altra

5) Alla luce del punto precedente, consiglio, per quanto riguarda le lezioni di musica, di scegliere corsi, lezioni ed insegnanti che offrano metodi ed approcci di riconosciuta efficacia e non improntati al solo "svago". E prima di tutto informarsi sulle credenziali dell'insegnante, sul suo curriculum e la sua preparazione didattica e pedagogica prima che strumentale e sulla sua esperienza con i bambini. Infatti, molti ottimi musicisti non sono in grado di insegnare ai bambini, perchè appunto nella vita fanno i musicisti ma non hanno la preparazione adatta per insegnare. E, viceversa, certi insegnanti generici che si improvvisano docenti di strumento non possono ugualmente insegnare in modo adeguato perchè mancano della tecnica strumentale.

6) Perchè scegliere la musica? Beh, è presto detto: lo studio di uno strumento è un'attività molto completa, che insegna ad ascoltare, ad esprimere le proprie emozioni, a relazionarsi con gli altri, a gestire la frustrazione, ad organizzarsi e seguire una disciplina, e favorisce anche l'apprendimento in altri campi e materie. Inoltre è una grandissima fonte di felicità!!


6) Come ultimo consiglio, vorrei dire ai genitori: non abbiate paura di impegnarvi in un'attività per e con il vostro figlio. Diffidate dei corsi che vi propongono di lasciare il vostro bambino piccolo in aula da solo per fare in modo che "si relazioni meglio" con l'insegnante. Chiedete, informatevi, siate coinvolti, imparate lo strumento anche voi (almeno all'inizio), ma siate comunque e sempre partecipi dell'esperienza del vostro bambino. Sarà, faticoso, non ve lo nascondo, ma ne varrà la pena, e quando vostro figlio sarà grande vi ringrazierà per avergli donato un'esperienza di vita che ricorderà per sempre.



martedì 16 luglio 2019

Le valutazioni di fine anno scolastico.... pagelle sì o no??

Al termine di ogni anno scolastico, da quando ho iniziato i miei corsi, invio sempre ai genitori una relazione finale e, da qualche anno, una scheda di valutazione delle competenze, musicali e strumentali, raggiunte dal bambino.

Come ripeto sempre ai genitori, non si tratta di una pagella, e non è un documento rivolto al bambino : mi fa un'enorme tristezza vedere bambini che, già al primo anno di scuola primaria, vanno a scuola per i voti, giudicano sè stessi ed i loro operato in base ai numeri e diventano competitivi tra di loro a volte anche solo per un mezzo punto od un unico voto di differenza.

Non sono contraria ai voti, ma non mi piace come vengono presentati ai bambini ed utilizzati dagli insegnanti. Fin dal primo anno di scuola, ma a volte già dalla scuola dell'infanzia, i punteggi diventano numeri che definiscono gli alunni come persone, che ne determinano il valore, e questo senza dubbio non è ciò che voglio insegnare ai miei allievi di violino.




Lo stesso discorso vale per i concorsi di violino : ogni anno iscrivo molti allievi a concorsi di vario tipo, e addirittura organizzo piccole competizioni interne, in cui comunque ognuno riceve un premio, ma i primi tre classificati ricevono anche una medaglia ed un punteggio dal primo al terzo.

Tuttavia, lo scopo di tali appuntamenti è fare esperienza e suonare divertendosi, senza dare importanza al punteggio, ma impegnandosi solo a dare il massimo o comunque a mettersi alla prova e valutare il proprio miglioramento nel corso del tempo.



Tra i miei allievi non esiste competizione e nessuno viene giudicato in base ai punteggi o ai voti che prende, ma anzi gli allievi migliori sono ammirati e rappresentano per gli altri un punto di riferimento, quando siamo ai concorsi ognuno fa il tifo per tutti, ed i bambini si supportano a vicenda.




L'amicizia è il primo valore de La Musica è Gioia, altro che competizione!

Anche per quanto riguarda le schede di fine anno, la prima cosa che ripeto ai genitori è che le valutazioni non sono PER i bambini e non valutano IL bambino, ma sono per gli adulti e misurno il livello attuale di apprendimento dell'allievo e, soprattutto, le sue potenzialità future, gli aspetti da migliorare e sui quali bisogna ancora lavorare, e determinano gli obiettivi ed il tipo di lavoro che svolgeremo insieme l'anno successivo, quindi anche su cosa dovrà essere incentrato il ripasso estivo.

A mio parere, i bambini non dovrebbero neppure vedere le valutazioni, che possono avere un senso, semmai, solo per alcuni degli studenti più grandi , dai 7/8 anni in su che sono interessati ad avere un mio feedback sul loro lavoro e ad essere consapevoli dei loro punti di forza e delle loro competenze ancora da acquisire.

Nella relazione finale, inoltre, io sottolineo sempre gli aspetti positivi e metto in luce principalmente i punti di forza, ma spiego anche in cosa bisogna migliorare e come fare per superare eventuali lacune o difficoltà, o semplicemente abilità che sono ancora in fase di acquisizione.


Già, perchè non dare importanza ai voti non vuol dire non richiedere impegno. Anzi, l'obiettivo fondamentale che sottolineo in ogni relazione è quello di incrementare la quantità o la qualità del lavoro a casa, oppure il coinvolgimento della famiglia, o lavorare sulla motivazione del bambino, perchè la qualità di ciò che allievi e famiglie fanno è la mia priorità, e l'impegno non deve mai mancare da entrambe le parti.

Ma prima di tutto vorrei che il loro percorso venisse svolto in serenità, credendo in sè stessi e puntando sempre più in alto con  la massima tenacia, costanza e determinazione possibile, ma senza dimenticare che il loro valore come persone dipende da ciò che sono e non dai punteggi che meritano o da ciò che sanno fare in più degli altri.

In questo modo, le soddisfazioni che otteranno saranno reali e poggeranno su una base solida creata da persone che crescono serene, motivate nonchè capaci di relazionarsi con gli altri e di avere fiducia in sè stesse.




venerdì 12 luglio 2019

CONGRESSO INTERNAZIONALE ESTA (European Strings Teachers Association) CREMONA 2019

Qui trovate il mio intervento al Congresso dell'ESTA, sul tema "didattica degli strumenti ad arco ed inclusione". Cremona, Museo del Violino, 29 Aprile 2019 :


martedì 9 luglio 2019

Violino ... e ciuccio!

Ecco alcuni piccolissimi allievi dello studio Musica è Gioia


Laerte non ha ancora 4 anni, e suona già con le dita!, ma ha già alle spalle 2 anni di violino... ecco il suo percorso da quando aveva 17 mesi ad oggi!



Artemisia ha suonato al suo primo concerto ad appena 2 anni ed 8 mesi, ed ha anche vinto una
medaglia ad un "concorso" interno dei miei allievi!





Giulia ed Amelia hanno 3 anni e mezzo e sono al secondo anno di violino, con grande allegria e divertimento come potete vedere :




Lara e Matilde, anche loro 3 anni e mezzo, sono al primo anno e lavorano già con impegno sulla prsa dell'arco, come Pietro, che, a 4 anni, ha già partecipato a molti concerti e masterclass anche all'estero, suonando con entusiasmo fino a 3 ore al giorno!





Stefano e Pietro sono entrambi bambini disabili, ma studiano ed imparano come i loro coetanei, infatti Pietro ha una bellissima presa dell'arco, e Stefano, ad appena 4 anni e mezzo, ha un'impostazione da manuale ed una notevole capacità di concentrazione!






Rebecca si è fatta male ad una mano, ma ha continuato a suonare ogni giorno con due dita steccate,poi appena le hanno tolto la stecca ha suonato addirittura tutte le variazioni di Bella Stella al concerto di fine anno : che determinazione!


mercoledì 22 maggio 2019

Sara e Claid : bilancio di fine anno pienamente positivo!

Premettendo che sono orgogliosa di tutti i miei allievi, dei quali entro fine anno parlerò in un altro post, vorrei parlare intanto dei progressi di Sara e Claid, due tra i miei allievi più grandi, ma veramente studenti modello, appassionati, motivati nonchè seri e costanti nello studio.

Entrambi autistici, sono due ragazzi che nella vita quotidiana hanno molte difficoltà, ma nella musica sono allievi come gli altri, ovviamente con i loro tempi di acquisizione di nuove competenze tecniche  nuovi brani, ma chi non li ha? C'è chi va più veloce, chi meno, ma l'importante è suonare nel miglior modo possibile i brani studiati, e loro senza dubbio lo fanno.

Quest'anno, Claid ha rallentato il programma di pianoforte, dato che io non sono pianista ed ho potuto insegnargli solo le basi, ma ha comunque imparato alcuni brani del Volume 2 di Suzuki, dimostrando la sua solita meravigliosa musicalità:



Con il violino, invece, ha lavorato soprattutto sull'utilizzo dell'arco, per controllarlo maggiormente, e sull'intonazione, completando il primo Volume Suzuki e ripassando tutti i pezzi a memoria e con la massima precisione possibile.

Rispetto ai video dell'anno scorso e di qualche mese fa, qui si può vedere quanto il suo utilizzo dell'arco e la sua intonazione siano migliorate:


Sara ha dovuto concentrarsi sull'impostazione, sulla presa dell'arco e la posizione della mano sinistra, e da questo mese sto notando grandissimi progressi in quest'area, infatti riesce a tenere le dita dell'arco più incurvate ed il braccio sinistro più dritto.

Inoltre ha "ripulito" molto suono ed intonazione, arrivando ad eseguire tutti i pezzi che conosce (ieri è arrivata a Canzone di Maggio del Volume 1) con un'ottima pulizia tecnica:




Sara e Claid hanno rispettivamente 12 e 14 anni, e la loro adolescenza è complessa come ed anche di più di quella dei loro coetanei neurotipici, perchè le loro difficoltà sono in parte le stesse ed in parte altre molto più impegnative, ma la musica rimane per loro un punto fermo, una passione ed un'attività che svolgono con lo stesso impegno e la stessa determinazione di quando erano più piccoli.

Sono veramente fiera del loro lavoro e mi sento di dire ad entrambi "Continuate così!!"

Quest'anno Sara ha partecipato ai concorsi di Milano e Verbania, vincendo in quest'ultimo il 2^premio!